Io, scortato dalla polizia per troppo amore del Grifo

Stefano Tacconi è stato certamente fra i più bravi (e anche un po’ pazzi) portieri italiani. Ma anche un indimenticabile portiere del Genoa, esattamente vent’anni fa. In questi giorni è in città per fare il testimonial di una manifestazione benefica che si giocherà a Marassi il 26 maggio (nomi illustri del Genoa e della Samp contro i cantanti italiani...). L’occasione è ghiotta per risentirlo e riabbracciarlo (si fa per dire) come ai vecchi tempi.
Vent’anni, Stefano, tanti...
«Una vita, tre anni al Genoa, una moglie, quattro figli, credi che sia una vita facile?» (ride di gusto).
Che ricordi di quei tre anni?
«Ero venuto come un vincitore, un campione. Il Genoa è sempre stata una squadra e una società tormentata. Avevo presidente Spinelli e allenatore Scoglio...».
Il tecnico ti amava fortemente...
«È vero, appena mi vide mi disse: tu qui giocherai sempre».
E tu?
«Io gli risposi: mister ho capito sono pronto ad andarmene!!!».
Parliamo di portieri di oggi. Frey è più bravo di te?
«Grandi tutti e due. Ma purtroppo Frey è arrivato da solo, non gli hanno messo vicino altri giocatori importanti. È successo come a me, non basta un grande campione. Tuttavia Frey è oggi uno dei più forti portieri, non solo a livello italiano».
Tre anni turbolenti, qui al Genoa, Stefano o no?
«Certo, ma io ero arroventato come la Nord, per quanto mi apprezzavano molto».
Poi però ci fu una rottura, per un tuo gestaccio uscito sulle pagine di un quotidiano.
«È vero, mi pare che dissi che la colpa era tutta dei tifosi: apriti cielo! Dovetti uscire dallo stadio con le camionette della polizia. Giorni indimenticabili. Ma io, sai, ero molto divertito, tutto faceva parte del mio carattere».
Adesso che fai?
«Vedi, faccio beneficenza. Scherzo: con quattro figli puoi capire che vita faccio!».
Lo segui sempre il Genoa?
«Perbacco, lo seguo. Il calcio però è strano, un anno bene, un anno meno bene. Però il Genoa è sempre nella massima serie. Se ricordi i miei tempi...».