L’ALTRA RESISTENZA

Il 2° battaglione della «31ª B. N. Silvio Parodi» inizia il ripiegamento verso mezzanotte del 23 aprile 1945 partendo dall’ex Gruppo Rionale Tellini, in piazza Tommaseo, ove ha sede il Comando di Brigata.
Insieme al 2° battaglione, molto ridotto negli effettivi, lascia Genova anche il comando di Brigata. Comandante, in questo momento, è Vito Spiotta, già responsabile del 3° battaglione, che ha ricevuto le consegne dall’ex Federale Livio Faloppa, convocato a Milano per altro incarico. Faloppa, che si trova ancora in città, si unirà alla colonna con la propria auto. In auto viaggiano anche Spiotta ed il vice comandante di Brigata Bisaccia che ha con sé la moglie e i figlioletti.
Nella tarda serata è partita per Milano una corriera della Croce Rossa, sulla quale sono saliti i familiari di alcuni ufficiali e militi e un gruppo di ausiliarie. La forza del battaglione, incluso il personale del Comando ed il gruppo di giovani volontari inizialmente destinati ai battaglioni d’assalto in formazione a Casale Monferrato, è di circa duecento uomini. Più un gruppo motociclisti, una quindicina di militi che si disperderanno lungo il percorso, sia per mancanza di carburante, sia perché inglobati da altri reparti in ritirata. Destinazione Milano. Prima tappa Alessandria.
Il parco macchine è piuttosto scadente. Due camion ed un camioncino devono essere presi a rimorchio.
Partenza. Corso Torino, piazza della Vittoria, via Venti, via Cairoli (per evitare le gallerie-rifugio stipate di gente), via Balbi, Principe...!
A Di Negro il primo incidente. A causa di una brusca frenata, uno dei camion a traino urta violentemente il cassone del vettore. Bisogna abbandonarlo. Vengono scaricate le munizioni. Gli uomini si suddividono fra gli altri mezzi. Il camioncino, che ha evitato l’impatto, viene alleggerito di alcuni sacchi di riso per caricare la mitragliatrice S. Etienne, le relative munizioni ed i serventi: per proseguire, però deve essere agganciato al camion vettore.
La colonna si rimette in movimento. Il piazzale antistante la camionale Genova-Serravalle è deserto. A causa del grave ritardo accumulato dal 2° battaglione, il 1° battaglione (comandante Franchi) è già partito per Alessandria.
La colonna imbocca la camionale.
24 aprile 1945
A causa dei camion a rimorchio, la marcia della colonna è molto lenta: alle prime luci del mattino, dopo circa sei ore di «viaggio», il 2° battaglione si trova ancora a pochi chilometri da Bolzaneto.
Così lenta che due «ritardatari» raggiungono il loro reparto in... bicicletta!
L’ultimo camion del convoglio, quello che rimorchia il camioncino con i mitraglieri, ha frequenti noie al motore. All’uscita di una galleria resta in panne. Scendere, sganciare il camioncino, manovra «a spinta». Niente da fare!
Fortunatamente sopravviene un veicolo della Kriegsmarine: i marinai tedeschi si fermano e prestano aiuto. Finalmente il motore riparte. «Grazie e aufwiedersehen!»
L’auto-colonna si rimette in moto ma il camion di coda, costretto a procedere a bassa velocità, viene gradatamente distanziato fino a restare isolato.
Superato un viadotto, gli uomini vedono, lassù in alto, davanti a loro, scie bianche che spiccano nell’azzurro del cielo. Sono causate dal raffreddamento dei gas di scarico di due aerei che sembrano volare in tondo in cerca del bersaglio.
Il camion si blocca. La strada non offre alcun riparo: a destra il terreno sale; a sinistra, oltre il bordo della strada, un prato in pendio che scende verso un corso d’acqua.
Gli aerei hanno localizzato i veicoli e puntano su di loro. I militi si precipitano a cercare un riparo. Qualcuno lo trova dietro due monticelli di pietrisco che si trovano lungo il bordo della strada.
I due caccia americani effettuano un solo passaggio, crivellando i camion. Poi si allontanano, evitando di infierire sui militi.
Bisogna fare presto, perché dai fusti di nafta caricati sul camion si alzano minacciose spirali di fumo. Appena il tempo di tirar giù la pesante mitragliatrice francese e qualche cassa di munizioni. Poi gli uomini debbono precipitarsi al riparo: alcuni addirittura sotto il viadotto appena superato. Divampa l’incendio ed incominciano ad esplodere le munizioni.
Mezz’ora di inferno. Scoppi laceranti e una densa colonna di fumo nero che sale verso il cielo. Quando torna il silenzio, restano soltanto i telai anneriti dei due veicoli. Si proseguirà a piedi: qualcuno, là davanti, si accorgerà del ritardo e manderà un mezzo di trasporto per recuperarli.
Un gruppo di armati muove verso i brigatisti. Partigiani? Falso allarme: di partigiani malgrado le esplosioni e il fumo, nemmeno l’ombra. Sono militi della Gnr provenienti da Busalla. Con una carriola da muratore trasportano una mitragliatrice Breda ’38 e poche cassette di munizioni. I due gruppi di uniscono e proseguono la marcia: fila indiana lungo il bordo della strada, le due mitragliatrici sul carretto...!
Finalmente, in lontananza, un veicolo che muove verso di loro: il battaglione non li ha considerati dispersi...! Salgono sul camion, brigatisti e militi della Gnr. Le armi pesanti vengono piazzate una sul tettuccio della cabina di guida e l’altra all’estremità del cassone per coprire le spalle.
Arquata, Serravalle, Novi: percorso effettuato senza incidenti.
A Novi Ligure il 2° battaglione si è finalmente ricongiunto con il 1° battaglione.
Poiché i mezzi di trasporto sono insufficienti, i camion debbono fare la spola: Novi - Alessandria - Novi.
Si dice che alla Stazione ferroviaria stiano formando un convoglio ferroviario per il trasporto di alcuni reparti della Gnr. I militi Gnr che si sono uniti ai brigatisti rientrano ai loro reparti, lasciando al 2° battaglione un dono gradito: la «pesante» e le relative munizioni.
A tarda notte, finalmente, i due battaglioni della 31ª, giunto il loro turno, salgono sul camion con rimorchio che li trasporterà ad Alessandria.
Arrivano in un grande piazzale, nel quale si trova già la corriera della Croce Rossa partita da Genova la sera del 23 aprile. Sembra debba ripartire per Milano in quella stessa notte.
I militi, invece, trascorreranno il resto della nottata nella caserma della Bn di Alessandria.
(1-continua)