L’esempio del sacerdote

Caro Lussana, la gratitudine che noi credenti (per quanto mi riguarda cattolico romano) dovremmo avere nei Suoi confronti ha raggiunto livelli di eccellenza. Il Suo articolo di fondo sul giornale (ovviamente «Il Giornale») del 28 c.m. dimostra come la sensibilità religiosa di persone non «dotate di tonaca talare» sia punto di riferimento superiore a chi dovrebbe diffondere tra i fedeli l’essenza della religiosità tramandataci nei secoli. Non si tratta di non essere attenti alle evoluzioni dei tempi. Nel corso degli anni all’interno della Chiesa si sono verificate situazioni tutt’altro che coerenti agli insegnamenti di Cristo. Purtroppo anche oggi una parte di clero non parla ed agisce come i semplici credenti necessitano. Troppo raramente i simboli e gli argomenti, che ci ricordano Cristo ed i Suoi insegnamenti, sono soggetti a tralignamenti. Dio ha provveduto a concedere un Papa che corrobora ed integra ciò che non si riceve dal sacerdote o vescovo di riferimento. Intendiamoci le «scantonature» dei religiosi, da cui il laico vorrebbe ricevere linfa spirituale, sono ancora minoranza. Io mi auguro molti altri riesco a trovare spunti di esempio e meditazione offerti dai sacerdoti. È peraltro innegabile che troppe sono le incoerenze e diciamolo pure chiaramente gli esempi contrari alla essenza evangelica. Il prete per il cristiano è l’interprete è il continuo annunciatore del verbo essenziale ed originale di Cristo. Grazie allo Spirito Santo ce ne sono ancora e nel contempo esistono i Lussana.