L'addio al compagno Gallo

Anche l'ultimo saluto al «prete di strada» è stato in pieno stile don Gallo. Sferzante, acido, provocatorio. Quasi teso a dimostrare la netta frattura tra la Chiesa e quella che anche ieri è apparsa come la chiesa «parallela» secondo don Andrea. Pugni chiusi, drappi rossi e sciarpe del Genoa. Il canto ripetuto di «Bella ciao» per le strade della città che hanno accompagnato il feretro dalla Comunità di San Benedetto fino alla Chiesa del Carmine. L'urlo «Hasta la victoria siempre», il battito di mani ripetuto, le bandiere No Tav. E quel pugno chiuso in aria alzato anche da alcuni sacerdoti che camminavano davanti alla sua bara, come don Vitaliano della Sala e don Santoro.
Nemmeno una preghiera lo ha accompagnato verso la chiesa del Carmine. Nulla che lo potesse ricordare come prete, ma piuttosto come politologo e politico, come l'uomo che con la «divisa» addosso ogni volta che prendeva parola riusciva a dare schiaffi più forti a quella Chiesa tanto (...)