L'economia che Genova snobba

(...) E poi le Torri Faro di San Benigno. Che non sono certamente un capolavoro dell'architettura, ma che ospiteranno alcune sedi della stessa Msc, dando centinaia di posti di lavoro. E, anche l'altro indotto: ad esempio, le architetture delle navi da crociera del gruppo di Aponte e Vago sono tutte genovesi, studiate dagli architetti dello Studio De Jorio di piazza della Vittoria: Marco, Giuseppe e Vittorio De Jorio sono fra i maggiori designer navali del mondo, guidano un gruppo di lavoro che, ad esempio, per la «Preziosa» ha messo insieme addirittura 27 persone. E stanno già lavorando sulla nuova ammiraglia, la cui consegna è prevista per il 2016 e che sarà più corta e più larga delle attuali, con una galleria al centro e la possibilità di imbarcare 5000 passeggeri. Con una parola d'ordine, molto genovese. Le navi devono essere ovviamente belle, ma non c'è margine per i giochi di architettura, visto che lo spazio deve essere sempre ottimizzato, in modo da rendere il più redditizia possibile la navigazione.
Secondo fermo immagine: al C Dream di piazza Piaccapietra, dimostrazione plastica di come si possa abbinare un marchio commerciale a un'idea mondana, molto milanese se vogliamo, un gruppo di «bella gente» si incontra per festeggiare i sessantacinque anni della Costa crociere. E, anche in questo caso, parliamo di uno straordinario valore aggiunto per la nostra città e per la nostra regione. Anche dopo che Carnival, multinazionale delle crociere a stelle e strisce, ha acquistato la compagnia dalla storica famiglia genovese Costa, che pure ha mantenuto un ruolo in azienda, come testimonia anche la presenza importante di Nicola alla festa del sessantacinquesimo.
Anche qui, parliamo di centinaia e centinaia di posti di lavoro diretti. Ad esempio, con la sede genovese, che continua ad assumere e con il call center, che ovviamente per una compagnia crocieristica è importantissimo. E mi fa enorme piacere poter scrivere un articolo così dopo che, lo scorso anno, in seguito al dramma del Giglio e della Concordia una campagna autolesionista e dannosa (che, in qualche caso, trovò incredibilmente eco persino a Genova) picconò la Costa. E, diciamolo chiaramente, si è corso un doppio rischio: che lo storico marchio della «C» sui fumaioli gialli sparisse e che la sede genovese chiudesse, con l'ennesimo spargimento di sangue occupazionale in una città dove ogni giorno i numeri degli esuberi sono sempre più simili a bollettini di guerra.
Poi, fortunatamente, la ragionevolezza ha prevalso e gli autolesionisti sono stati messi a tacere. Anzi, ricordo con grande piacere l'iniziativa pro-Costa voluta dalla Provincia di Genova e dal commissario straordinario Piero Fossati che mise insieme tutte le voci a favore della compagnia e della sua genovesità. Quel giorno, di fronte a dipendenti commossi fino alle lacrime, mi sono commosso anch'io e tutti insieme abbiamo firmato una bella pagina per Genova e per la Liguria.
Certo, anche per la Liguria. Perché non finisce tutto con la sede genovese e le centinaia di dipendenti che lavorano a vario titolo a piazza Piccapietra o al call center, ma è importantissimo il ruolo di Costa a Savona, che è l'home port della compagnia, tanto da averci costruito il Palacrociere. Mica finita: perché, grazie al grande lavoro del presidente dell'Autorità Portuale spezzina Lorenzo Forcieri, da domenica scorsa anche il terzo porto della Liguria ha i suoi accosti di Costa. E, al di là del pessimo gioco di parole, è un grande successo commerciale ed economico.
Poi, certo, se si pensa alle condizioni in cui - sotto la presidenza di Giuliano Gallanti - Genova perse le crociere di Costa, viene un po' di magone vedendo che oggi si festeggiano quattro o cinque accosti all'anno sotto la Lanterna. Ma è anche vero che il clima è, comunque, completamente diverso rispetto a quando fallì la Festival di Poulides e a quando, per l'appunto, Costa fu praticamente cacciata a Savona. Ed essere qui a raccontare un'altra storia, senza rimestare sulle colpe, è comunque una vittoria di tutti.
E poi - anche se negli stabilimenti liguri di Sestri Ponente, di Riva Trigoso e del Muggiano alla Spezia, le condizioni non sono le migliori per problemi di spazio e di profondità dei bacini - occorre ricordare che Costa e tutto il gruppo Carnival in generale sono strettamente legati a Fincantieri, grazie alla lungimiranza di Giuseppe Bono che ha puntato decisamente su un cliente così forte. E, quindi, ogni nave che salpa da Savona e dalla Spezia (e, a volte, persino da Genova) porta lavoro anche nei cantieri. Rinverdendo il mito del Rex, a cui, dalla prossima settimana sarà dedicata una grande mostra dell'Autorità Portuale a Palazzo San Giorgio, voluta dal presidente Luigi Merlo.
Perché il futuro si può costruire anche sul passato.
(3-continua)