A lezione di giornalismo

Luigi Einaudi sosteneva che bisogna «conoscere per deliberare». Questo principio fondamentale che può sembrare un'evidenza inequivocabile, in realtà è sempre meno tenuto in considerazione non solo dalle persone comuni, ma anche da chi del «comunicare» fa il suo mestiere: i giornalisti. Questo tema, già molto delicato quando oggetto di comunicazioni date superficialmente, diventa davvero critico quando a farne le spese sono notizie, magari provenienti dal Parlamento e che possono interessare molto da vicino la vita di tutti.
Per parlare di questo tema, il professor Paolo Armaroli, docente di diritto pubblico comparato e diritto parlamentare presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università di Genova ed esperto costituzionalista, ha invitato ieri Massimiliano Lussana, caporedattore del Giornale, a tenere una lezione agli studenti della Facoltà di Scienze Politiche sui rapporti tra giornalisti e organi costituzionali. L'incontro con Massimiliano Lussana, che ha vissuto in prima persona l'esperienza di essere un giornalista parlamentare, di sicuro è stata un'iniziativa stimolante e coinvolgente per molti degli studenti.
«Per cominciare, parliamo male dei giornalisti: è infatti possibile criticare solo ciò che si conosce» esordisce Lussana. Che poi prosegue tessendo insieme storie ed aneddoti vissuti in prima persona a problemi che realmente si possono incontrare ad esempio nella ricerca di fonti non contraddittorie, quando non è possibile parlare in prima persona con parlamentari o esponenti politici cadendo quindi nelle trappole che le notizie passate di bocca in bocca possono tendere. Una panoramica critica che però lascia spazio al desiderio e alla voglia di stimolare i giovani a fare meglio.