LIBRI sotto l’ombrellone

Nel suo ultimo libro, la scrittrice Nuccia Ghezzi Malvisi ripercorre le tappe fondamentali della sua vita e del rapporto con gli «Amici del piano di sopra»

In punta di piedi dentro un mistero profondo come la vita. È così che Nuccia Ghezzi Malvisi, una splendida signora che è già nonna, entra nell’inconoscibile dimensione che va oltre l’umano. Sconosciuta a molti, ma non a tutti. Non a lei. I cultori di quello che superficialmente viene definito il «paranormale» già hanno incontrato nelle proprie ricerche la sensitiva genovese che da molti anni vive sulle colline fiorentine. L’autrice, infatti, ha al suo attivo già diversi volumi sull’argomento e questo, «L’ottava rondine. Il miracolo nel quotidiano» (Hermes edizioni, 206 pagine, 11,90 euro) è l’ultimo capitolo di un racconto che trova adesso una maggiore completezza. Qui Nuccia Ghezzi Malvisi ripercorre i momenti della sua vita, da quando ragazzina «veramente lieta, senza problemi, fiera della mia famiglia che mi vedeva ultima - dopo anni - di tre fratelli amatissimi», scopriva con lo stupore dell’età i primi «misteri» gioiosi e dolorosi, prima della nascita - magari di una covata di umidi pulcini - e poi della morte. Fino a quando, già donna, insegnante all’Istituto tecnico San Giorgio, comprende la portata della propria capacità di ascolto di chi «non è più fisicamente nella realtà contingente». L’autrice sviluppa prestissimo la capacità di «scrittura automatica» che mette a disposizione liberamente di quanti la cercano. Fino a quando avviene l’inverosimile. Chiamata a Firenze dal medium Roberto Setti, Nuccia parte da Genova alla volta della villa di Ceppeto, sulle colline toscane. Con un’idea: ricevere quello che tra gli addetti ai lavori si chiama «apporto», ovvero la materializzazione di un oggetto proveniente da un «altrove». E ciò avviene. Anche nel racconto di questo episodio che segna profondamente la sua vita, Nuccia descrive quello scetticismo buono che l’ha sempre accompagnata nella ricerca. Quando le mani del medium iniziarono a brillare nel buio della stanza «molto malignamente pensai - scrive - che avesse usato del fosforo per illuminare in modo così eclatante le sue mani. Ma le mani, sempre baluginanti cominciarono ad alzarsi piano piano nell’aria, seguite indubbiamente da chi non occupava più la poltrona, ma si librava a mezz’aria».
Fu in quell’occasione che Nuccia ricevette l’apporto: mentre pensava alla figlia Orietta, giornalista free lance che aveva un festidioso disturbo agli occhi, Nuccia si sentì materializzare tra le mani giunte un ex-voto di santa Lucia, protettrice della vista, di argento cesellato. Il fatto è testimoniato dai presenti di quella riunione, oltre che dalla guarigione di Orietta.
Da qui, pagina dopo pagina, il lettore incontra tutte le persone che costellano l’esistenza di Nuccia: il genero Paolo, il nipote Gabriele, l’amatissima figlia Orietta che ha ricevuto in dono dalla mamma una straordinaria sensibilità. E poi gli amici di una vita che con lei condividono ancora oggi le «riunioni del mercoledì»: Nicola con la «dolce e premurosa» moglie Anna, Alfredo, la donna descritta come la «mamma di Carlo», Caterina, Graziella e Athos, genitori di Gianni. E poi ci sono quelli che Nuccia chiama «gli Amici del piano di sopra», il «ragazzo Luigi, medico», Rama «lo spirito guida» e le presenze che effettuano fugaci ma importanti incursioni nell’aldiquà. Solo per Amore. Perché un fatto per Nuccia è certo: non si muore per sempre, ma si passa in una nuova dimensione, e l’Amore, quello che ci ha legato in vita, non si dissolve quando la persona fisica non esiste più. È facile pensare che una simile convinzione abbia facile presa in chi è tramortito dal dolore di aver perso un figlio, un marito, una madre. Ma a ben vedere il «miracolo del quotidiano» è appartenuto a molti, almeno una volta nella vita. Chi può dire di non aver mai avuto una sensazione, di non aver vissuto quella che la ragione si ostina a chiamare illusione? Le conclusioni a cui le vicissitudini l’hanno condotta sono queste: «Gli scienziati hanno fatto passi giganteschi nella ricerca del principio di causa, ma la causa prima, l’atomo, che è stato scisso tantissime volte per ricercarne il mistero, si è presentato alla fine come energia, come luce...Tutto è frutto di un Inconoscibile Creatore, che si identifica in parte nella Sua Creazione, qualunque essa sia. Dal microcosmo, al macrocosmo, si può scorgere l’impronta divina, imitata talvolta dalla scienza, mai creata dal nulla». Quel flusso di Amore non è mai stato interrotto nella vita di Nuccia. «Bastava - dice - che io guardassi un cielo stellato per domandarmi il significato di tanti mondi sconosciuti e lontani. Anche gli Ufo si presentavano alla ribalta con l’interrogativo di una verità sulla loro effettiva esistenza». Una vita lunga quella di Nuccia. E intensa. Che traspare dal suo volto, ancora bellissimo nonostante gli anni. Quasi che la curiosità che l’ha guidata fin qui le abbia lasciato intatta la freschezza di chi si affaccia ai segreti della vita. Solo per Amore.
Nuccia Ghezzi Malvisi, «L’ottava rondine. Il miracolo nel quotidiano», Hermes edizioni, 206 pagine, 11,90 euro