Il libro conquista la platea e la politica

Era come se in una partita di calcio un giocatore scartasse il portiere per poi calciare senza mettere la palla in rete. Il convegno dell'hotel Bristol organizzato anche con il contributo degli Amici del Giornale, non poteva non vedere tra i protagonisti gli autori del libro che proprio in questi giorni viene venduto in abbinata al nostro quotidiano, curato da Fausto Biloslavo e Riccardo Pelliccetti.
Ieri a Genova c'era Biloslavo, triestino di nascita, che per rompere il ghiaccio ricorda ai duecento del Bristola che i rapporti tra Trieste e Genova sono come quelli tra cane e gatto. Ma che quella platea riesce ad assorbirla illustrando i contenuti del suo libro e raccontando anche diversi aneddoti di vita vissuta a partire dai suoi viaggi in India negli ultimi mesi e al clima che si è respirato intorno alla vicenda che ha visto coinvolti, loro malgrado, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. «Questa non è una storia che riguarda solo la vita di due persone, ma una storia simbolica di interesse ed orgoglio nazionale - spiega il giornalista del Giornale -. Non dobbiamo tanto porci il problema se sull'accaduto i nostri militari siano colpevoli o innocenti, ma ci dobbiamo preoccupare del fatto che la nostra diplomazia li ha abbandonati nel momento stesso in cui sono stati prelevati dall'imbarcazione su cui stavano lavorando».
Biloslavo, sfogliando i capitoli del suo libro, ha mostrato tutti gli attestati di solidarietà raccolti nei mesi dal nostro quotidiano ricordando, inoltre, come esista un difetto di lettura del diritto in questa vicenda e facendo un confronto su un caso che vede protagonista proprio l'India: «Ci sono due caschi blu indiani che in Congo hanno stuprato due minorenni - racconta -. Il governo indiano pretende di averli per poterli processare: ma come? Tu India pretendi di processare i tuoi soldati ed anche i nostri? Dove sta il difetto nelle regole?».
In coda alla presentazione del volume in tanti hanno voluto prendere il microfono in mano per dire la loro: sia semplici cittadini, sia politici che hanno preso parte all'incontro. Fabrizio Marabello fa parte dell'associazione Arma Combattentistica e si dice colpito dalla «grande dignità, dal grande senso dell'onore dimostrato dai marò». René Andreani, ex deputato del partito Radicale dice che da vent'anni non aveva più partecipato a manifestazioni pubbliche: «Oggi (ieri per chi legge, ndr) ho scelto di farlo volentieri trovandomi insieme a persone come Gianni Plinio e Giorgio Bornacin con i quali ho litigato per anni».
E proprio Giorgio Bornacin, prendendo il microfono, ha sottolineato la necessità di trasferire in strada la manifestazione per avere un seguito maggiore e per farsi vedere ed ascoltare anche da chi fa finta di essere disinteressato.
L'unico esponente Pd presente è Giovanni Battista Raggi che fa autocritica: «Troppo forte il silenzio del mio partito su questa vicenda - ricorda -. Deve essere applicato il diritto internazionale, deve essere applicata la regola». In sala, mischiato tra la folla, anche il presidente del consiglio regionale Rosario Monteleone (Udc): «Sono orgoglioso della mia bandiera, la vicenda dei marò dimostra la confusione in cui versa questo Paese. Sono stati abbandonati e messi in discussione da chi doveva garantire la loro sicurezza e i loro diritti: questo governo ha fatto merce dei suoi soldati». Molto duro anche il commento di Nicolò Scialfa, consigliere regionale ex Idv che chiosa: «Questa vicenda mi dimostra come il nostro libro nazionale non possa essere considerato “I Promessi sposi” bensì “Pinocchio”. Nell'atteggiamento assunto da un governo che non criticherò mai abbastanza, io non assolvo nemmeno il comportamento del ministro Terzi».