La Liguria dichiara guerra al tumore al seno

Il tumore al seno? Un'emergenza che colpisce donne sempre più giovani, un male che si combatte, certo, ma che deve essere diagnosticato per tempo per essere vinto. E parte da Genova l'offensiva per vincere una delle più grandi battaglie sanitaria dei nostri tempi. Dopo il dibattito internazionale suscitato dalla scelta dell'attrice hollywoodiana Angelina Jolie, che si è sottoposta a una doppia mastectomia dopo aver scoperto di avere l'87 per cento di probabilità genetica di ammalarsi, il tema arriva a Genova il 5 e il 6 giugno prossimi, al Porto Antico, nel corso del convegno nazionale dei radiologi medici, Sezione di Senologia, dedicato appunto alle nuove tecniche diagnostiche radiologiche. «I dati ci dicono che il tumore si affronta e si guarisce meglio in centri dove vengono effettuati più di 150 interventi all'anno - spiega Massimo Calabrese, direttore dell'Unità Operativa complessa di Senologia del San Martino, che sarà tra i “padroni di casa” al convegno -. Anche l'Europa ci chiede di andare su questa strada e riunire in un'unica struttura tutti gli specialisti, dai radiologi, ai chirurghi, agli oncologi e così via per essere un riferimento unitario per le pazienti». Entro il 2016 dovranno essere create le cosiddette «breast unit», per garantire per legge a tutte le donne che si ammalano il diritto ad essere curate da un'equipe multidisciplinare e in centri che debbano soddisfare precisi criteri di qualità. A Genova esiste il centro del San Martino-Ist, che ha già le carte in regola per essere il punto di riferimento regionale, ma la rete può e deve diventare più organizzata. Intanto perché non devono essere le donne a scegliere dove curarsi, come fosse un terno al lotto, ma in un momento così drammatico com'è quello della prima diagnosi di un carcinoma ci deve essere una strada segnata da seguire, senza tentennamenti e con la certezza di arrivare nelle mani giuste. Insomma, per evitare la tentazione di fughe sanitarie in altre regioni.
«Qui a Genova ci sono gli stessi protocolli che vengono seguiti anche negli altri centri di eccellenza italiani - spiega il dottor Calabrese - Ora si tratta di organizzare l'assistenza come dice l'Europa. Qualche regione italiana c'è già arrivata, come il Trentino Alto Adige che ha in Bolzano un centro di eccellenza, ma penso anche all'Emilia Romagna, alla Toscana, alla Lombardia, ma a macchia di leopardo. E anche noi abbiamo una posizione di alto livello e ci sono buoni centri nell'Imperiese, nel Savonese, nel Tigullio e nello Spezzino».
Ma non è tutto. Durante il convegno verrà fatto anche il punto sugli strumenti di diagnosi, per giungere alla sempre maggiore precocità della scoperta del tumore.
La fotografia della situazione attuale della diagnostica è già abbastanza rassicurante. Certo, il caso della Jolie rischia di creare anche molto allarme nelle donne comuni. «Noi facciamo indagini genetiche e sappiamo esattamente quali sono, tra le nostre pazienti, le donne che hanno un'alta familiarità e dunque più a rischio - spiega Calabrese -. Per loro i controlli sono miratissimi, oltre all'ecografia, anche semestrale, e alla mammografia c'è la risonanza magnetica. La sorveglianza viene affidata ai medici e alle genetiste che seguono queste pazienti e le chiamano per invitarle ai controlli». In Liguria, spiega lo specialista, siamo stati tra i primi a applicare protocolli all'avanguardia, fin dagli anni Novanta.