L'intramontabile Destriero, venti anni dopo

Due navi liguri, il Rex ed il Destriero, sono a distanza di anni ancora il simbolo di una nazione che, quando serve, riesce a stupire il mondo. Negli anni trenta dai cantieri genovesi uscì un prodigio della tecnica, un simbolo mai superato, per lusso, qualità e sviluppo tecnico che vinse, stupendo il mondo, il «nastro azzurro» attraversando l'Atlantico con un tempo record. Vent'anni fa, dai cantieri spezzini del Muggiano uscì un altro prodigio della tecnologia, il Destriero, che vinse anch'esso il «nastro azzurro» facendo restare tutti nuovamente a bocca spalancata.
Ieri mattina, proprio nello spezzino si è svolta al cantiere di Muggiano la celebrazione del ventesimo anniversario di quell'impresa. Una commemorazione importante per il Destriero, l'imbarcazione più veloce del mondo, che attraversò l'Atlantico nel 1992 stabilendo il record di velocità sulla tratta commerciale classica. Un primato ancora oggi imbattuto e forse ben difficile dall'essere superato. Oggi quel motoscafo, costruito nel 1991 dalla Fincantieri (in un connubio tra la Spezia e Riva Trigoso) resta l'erede simbolico dell'epopea dei grandi transatlantici italiani, la nave simbolo che ha preso degnamente il testimone dal mitico Rex distrutto, in un palese atto di rappresaglia dagli inglesi a guerra ormai finita nel 1945. Il Destriero costruito in meno di un anno, altro record che lo accomuna al Rex, percorse 3.106 miglia nautiche, dal Faro di Ambrose Light a New York sino al faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly in Inghilterra. Una corsa unica senza rifornimento, che durò 2 giorni, 10 ore e 34 minuti. La nave tenne la velocità media di 53 nodi (con punte di 70 nodi). Un'impresa che riportò in Italia il «Blue Ribbon» (Nastro Azzurro) che in precedenza ci venne assegnato nel 1933 quando quel primato lo stabilì il mitico transatlantico «Rex».
Il Destriero, oltre che un battello per il record, è stato un importante esperimento di tecnologia. Si tratta della più grande nave in lega leggera mai costruita, al suo interno si sono sposate la più alta concentrazione di potenza e la migliore espressione di tecnologia. Questa nave, con i suoi 67 metri di lunghezza, con una larghezza di 13 e con i suoi 60 mila cavalli di potenza, era in grado di raggiungere una velocità media superiore ai 60 nodi, con picchi che in condizioni ottimali arrivavano a 75 nodi reali. Non solo veloce, ma anche bella, così importante da restare nell'immaginario collettivo di una generazione. Un vero orgoglio italiano che arriva dalla grande capacità di poter sviluppare in pratica un bagaglio di esperienze e di sviluppo tecnico che è uno dei punti di forza di Fincantieri. Del resto il Destriero è stato per Fincantieri il trampolino per la produzione di una nuova generazione di unità navali, compresi battelli ad alta tecnologia ed in grado di garantire prestazioni importanti. Dopo l'esperienza del Destriero, e proprio grazie a quella, al Muggiano oggi esiste la divisione Fincantieri Yachts, che si occupa esclusivamente della progettazione e costruzione di yacht di lunghezza superiore ai 70 metri.
All'evento del Muggiano sono intervenuti, tra gli altri, Corrado Antonini, Presidente di Fincantieri, Cesare Fiorio, responsabile all'epoca del programma Destriero Challenge e Aldo Benedetti, comandante in seconda del Destriero. Nel cantiere è stata allestita un'esposizione fotografica, a cura della Fondazione Fincantieri, per raccontare l'impresa. «Nella storia della nautica mondiale - ha commentato Fiorio - l'impresa di Destriero rappresenta uno spartiacque riconosciuto da tutti. Ed infatti per tutti, dagli appassionati ai semplici curiosi, c'è stato un “prima Destriero” ed un “dopo Destriero”».
L'impresa del Destriero si pone nella scia di questa tradizione; la sua sfida dell'Atlantico nasce dalla passione per la tecnologia navale, del principe ismailita Karim Aga Khan, che si farà promotore dell'iniziativa, sostenuto dai più significativi testimonial della realtà industriale e culturale italiana del tempo, dalla Fiat di Gianni Agnelli, dall'Iri di Franco Nobili a numerosi altri sponsor.