L'omelia del Cardinale bloccata dagli amici del don

(...) detestata da chi, ieri, era lì a salutarlo. Così è stato ricordato dalla maggior parte delle persone, circa seimila, che hanno preso parte al rito funebre. E l'idea l'hai chiara quando l'Arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco inizia la sua omelia raccontando la vita di don Andrea e di quando, nel 1952, venne accolto da sacerdote diocesano dall'allora Arcivescovo Giuseppe Siri dopo aver lasciato i salesiani. Quel termine «accolto» fa scatenare la reazione dei fedeli di don Gallo che dentro alla chiesa del Carmine cominciano a tossire con forza per nascondere la voce di Bagnasco, mentre si alzano pugni chiusi in segno di contestazione. Fuori dalla chiesa la folla comincia a fischiare e poi ad intonare con forza «Bella ciao», un coro che sembra sfondare i muri del Carmine tanto da convincere il cardinale ad interrompersi appena dopo aver ripreso a predicare. Passano istanti di imbarazzo che sembrano eterni, quindi Liliana Zaccarelli 73enne segretaria di don Andrea, sale sull'altare e chiede permesso a Bagnasco di poter prendere il microfono: «Ragazzi, ragazzi! State a sentire. Voi in questo modo non rispettate Andrea. Lui credeva nell'essere prete - ha detto -. Lui sapeva che la chiesa “senza testa non funziona”. Aveva un grosso rispetto per il Vescovo. Se vogliamo bene al Gallo, impariamo a rispettare tutte le voci, come lui avrebbe fatto con noi». Poche parole che hanno ristabilito la calma e permesso a Bagnasco di chiudere (in fretta) l'omelia per proseguire con la cerimonia.
In chiesa ragazzi, anziani, extracomunitari, gay e lesbiche: il mondo che don Gallo aveva accolto nella Comunità di San Benedetto. Nelle prime file una rappresentanza delle giovanili del Genoa accompagnate dall'allenatore Paolo Gallo, nipote del sacerdote. Per la società rossoblù c'erano anche il vicepresidente Gianni Blondet e il capitano Marco Rossi eppoi gli allenatori Davide Ballardini e Giampiero Gasperini. Quindi le istituzioni: il sindaco Marco Doria, il commissario provinciale Piero Fossati e il governatore Claudio Burlando visibilmente commosso durante la cerimonia. C'era la politica di sinistra con il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, il consigliere comunale Antonio Bruno, l'assessore regionale Pippo Rossetti. Il mondo sindacale con Maurizio Landini leader della Fiom Cgil e i giornalisti Gad Lerner e Antonio Padellaro, e ancora Dori Ghezzi, Alba Parietti, Shel Shapiro. Durante la preghiera dei fedeli prende parola anche Vladmir Luxuria ricordando come il messaggio di don Gallo fosse quello che «una chiesa inclusiva è possibile. Lui ha accolto tutti, gay, trans, omosessuali, poveri, drogati perché sapeva amare».
L'ultimo saluto è affidato a don Luigi Ciotti che in un lungo intervento ha ricordato come «don Andrea era fedele alla dottrina della Chiesa, ma non ha mai permesso che la dottrina venisse prima degli ultimi. Prima dell'elezione del Papa mi disse che lui non era per l'“Extra omnes” ma per il “dentro tutti” e aveva due testi come riferimento: il Vangelo e la Costituzione». E all'uscita del feretro, sul sagrato, di nuovo pugni chiusi e drappi rossi a salutare un sacerdote.