«Il mio sogno? Avere Totti Ma lui preferì la sua Roma»

Vent'anni di Francesco Totti in serie A, tutti con la Roma, ma davvero lo voleva la Sampdoria. Nel '97 il capitano giallorosso fu abbastanza vicino al trasferimento a Genova, non è pentito di avere detto no ai blucerchiati e neppure al Real Madrid, mentre all'epoca Enrico Mantovani inseguiva una bandiera per avvicendare Roberto Mancini.
Presidente, ricorda?
«Certo - risponde il primogenito del petroliere Paolo, scomparso 20 anni fa -. È facilmente comprensibile che, dovendo sostituire il capitano, passato alla Lazio, avessi pensato a Totti, interessava a qualsiasi squadra al mondo».
Aveva appena 20 anni e debuttò in nazionale solo nel '98.
«Non lo incontrai personalmente, eppure mi piaceva tantissimo. Si pensava sarebbe esploso, a Roma non c'era grandissima fiducia attorno a lui, veniva da una stagione negativa con l'argentino Carlos Bianchi, poi sostituito da Nils Liedholm, in coppia con Ezio Sella».
La Sampdoria veniva dal sesto posto e si era qualificata per l'ultima coppa Uefa dell'èra Mantovani.
«Mentre la Roma chiuse con pochi punti sulla zona retrocessione. Avevamo visto giusto su Totti, non eravamo certo fenomeni, sfruttavamo anche le debolezze del mercato».
Ovvero?
«Tre anni prima Ruud Gullit arrivò per i dissidi con Capello. Sven Goran Eriksson passò alla Lazio, dove avrebbe vinto scudetto e 3 coppe, prendemmo l'argentino Luis Cesar Menotti, poi sostituito da Vujadin Boskov».
Quanto le chiese il presidente Franco Sensi, scomparso nel 2008?
«Non mi va di rivelarlo. La situazione era particolare, ne parlai anche con il nostro ds Domenico Arnuzzo. Chiedere Totti alla Roma era paragonabile alle richieste che ci arrivavano per Mancini: la trattativa non si fa con leggerezza, facemmo sondaggi con il procuratore, non trattai direttamente».
Perché il capitano della Roma non arrivò?
«C'era la sua disponibilità a cambiare, Genova era una destinazione gradita, speravamo di convincerlo, la famiglia Sensi non era così certa di questo passo, frenò Totti stesso e allora desistemmo. Era un mio sogno, in effetti fu irrealizzabile e in rosa avevamo già l'argentino Veron e Montella sarebbe stato di difficile convivenza tattica».
Su chi ripiegaste?
«Proprio dalla capitale arrivò Alessio Scarchilli, nel suo ruolo, ma soprattutto il francese Alain Boghossian dal Napoli, mentre in avanti vennero Tovalieri e Klinsmann, ceduti a gennaio, per Signori».
Con Totti magari la Sampdoria neanche sarebbe retrocessa, nel '99...
«Con quella squadra era quasi impossibile finire in serie B, incisero una serie di situazioni, compreso l'infortunio a Vincenzo Montella, 12 gol concentrati in 4 mesi. La storia di Francesco però è bella così: da romantico del calcio, apprezzo che sia rimasto sempre a Roma, diventando presto capitano e il più grande giocatore italiano di ogni tempo. Fosse venuto da noi avrebbe perso qualcosa».
Vi siete poi conosciuti?
«L'ho incontrato svariate volte, a Marassi e all'Olimpico, stringendogli la mano. Peraltro non abbiamo mai parlato del suo ripensamento, di quell'idea che gli era venuta di venire a Genova».
A 51 anni, Enrico Mantovani cosa fa?
«Ho una piccola impresa di consulenze, nel tempo libero collaboro con giovani imprenditori liguri. Vivo tra Ginevra e il Tigullio».
È sposato con Domitilla Zolezzi, 47 anni, titolare di Riattiva, a Lavagna.
«Centro di fisioterapia, molto frequentato anche dai calciatori di Genoa e Sampdoria, a suo tempo venivano anche Milito, Ranocchia e Bellucci».
La signora Mantovani ha un figlio di 18 anni, Matteo, portiere nel Chiavari calcio.
«Il padre è Renato Bodi, ex ds del Torino, a fine anni '90 in triade con Roberto Regis, ex presidente granata, e Massimo Vidulich, tutti e 3 amici miei».
Quest'anno quante partite blucerchiate ha visto?
«In casa l'80%. Sono stato a San Siro a seguire il 3-2 con la Sampdoria, lontano però dai riflettori».
E sua sorella Francesca, di 53 anni?
«Organizza viaggi in Turchia, ha 3-4 caicchi, barche tipiche dell'Oriente, splendidi vascelli. Vive 4 mesi l'anno fra Bodrum e Istanbul, abita a Pieve Ligure con il marito Giampaolo e due figli, Nicolò, 22, e Federica, 20. Non perde mai una partita doriana».
Era l'unica della famiglia senza incarichi in società.
«Già. Mio fratello Filippo era stato team manager nel '95-'96, sempre con mister Eriksson: a 47 anni abita a Barcellona, si occupa ancora di calcio, con due soci, fra Sudamerica e Spagna cerca giovani talenti. Ludovica, ora 42enne, organizza eventi, aveva fatto bene al marketing della Samp».
L'era Mantovani durò dal '78 al 2002, nella stirpe esistono genoani?
«I nostri nonni materni erano del Grifone. Nonno Mario quando papà prese la società gli disse: “Mi ha tolto il più grande piacere della mia vita, veder perdere il Doria”».