La moglie: «Uniti dall'amore per il teatro»

Cesare Viazzi, giornalista, scrittore, amico è stato l'ultimo ad andarsene. Per quella straordinaria coincidenza del destino, nel giro di qualche settimana se ne sono andati tre uomini importanti dello scenario genovese: Arnaldo Bagnasco punto di riferimento della cultura non solo genovese, Alfredo Provenzali nome significativo forse il più significativo del mondo dello sport, Cesare Viazzi personaggio storico nel mondo dell'informazione radiofonica e televisiva.
Amico di tutti e tre, con loro si è vissuto in particolare gli anni forse più belli e positivi di una Genova diversa, quella degli anni Cinquanta/Sessanta. Con Cesare Viazzi abbiamo maturato le esperienze più significative in campo professionale, proprio in quegli anni nei quali l'Università rappresentava ancora un forte punto di riferimento per i giovani e Genova veniva annoverata fra le università più qualificate.
I ricordi di quegli anni (insieme agli altri amici) costituiscono e raccontano il patrimonio culturale di una generazione (la nostra, tanto per intenderci) che si era formata o si stava formando nella convinzione che si poteva fare davvero tanto per ricostruire il Paese.
Con Paola Comolli, moglie adorata di Cesare Viazzi, ricordare quegli anni significa riandare a recuperare immagini, eventi, aneddoti che hanno caratterizzato il percorso di Cesare, suo consorte da sempre.
Quando vi siete conosciuti, Paola?
«Proprio negli anni Cinquanta. Che ricordi! Pensa eravamo pazzi per il teatro. Facevamo entrami le comparse in un testo dal titolo Martin Toccaferro. Cesare era impegnatissimo nelle organizzazioni teatrali. Prima nell'Orug, poi che Cut, il Centro teatrale universitario, dove era impegnato anche Arnaldo. Il teatro è stata una nostra grande passione».
Cesare era iscritto a Medicina...
«Sì, ma poi era sempre a Balbi ad occuparsi di teatro. Era soprattutto un uomo di cultura classica».
Tu eri iscritta a Giurisprudenza...
«Sì, mi sono laureata nel '56, quando facevo teatro era già laureata a differenza di Cesare. Con me c'era anche Marisa Allegretti, che divenne poi la signora Provenzali...».
I tempi del Cut erano straordinari per i giovani universitari, allora Genova era città fortemente teatrale...
«Il Cut nacque per passione di Gino Repetto, Nanni Cattanei e appunto Cesare. Tanti attori, due giovani attrici, io e Marisa. Anni indimenticabili».
Nel '57 Cesare entrò alla Rai genovese...
«Era il suo grande amore. Entrò come “cachettista”, cioè veniva pagato a servizio. Lui era molto bravo, perché trovava facilmente servizi curiosi».
Erano gli anni della Rai in piazza della Vittoria...
«Esattamente, il suo capo era quell'Emilio Rossi, gambizzato anche dalle Br, grande direttore. C'era poi Sandro Baldoni, mitico annunciatore (si chiamavano così i lettori dei giornaliradio) che oggi ha 91 anni e vive a Roma. Poi il caro amico Nino Giordano».
Il momento d'oro di Cesare fu quando si trasferì a Roma...
«Sì, perché fu proprio lui a tenere a battesimo la nascita di Rai Tre. Si occupava molto delle nuove rubriche che nascevano e che costituivano il tessuto di base del palinsesto. Pensa che sotto di lui lavorò anche Michele Santoro. Ricordo che uno dei suoi servizi più toccanti e drammatici fu il caso di Alfredino...».
Ma anche a Genova quegli Cinquanta offrirono una Rai molto ascoltata...
«Mi ricordo il Gazzettino della Liguria, persino Enzo Tortora vi lavorò insieme a Popi Perani, Mario Malagamba, Lea Landi, Fulvio Molinari, fratello del regista Vito; Sandra Bessone. Tempi eroici».
Nelle parole di Paola Comolli c'è il ricordo, ma anche tanta nostalgia di una città che aveva accolto a braccia aperte, perché allora i giovani come noi, studiavano certo, ma facevano anche cultura e, fra una Baistrocchi e un “Indianapolis” (la gara con le carriole che scendevano dal Righi fino a via Assarotti), vivevano un confronto vivo, aperto, trasparente con uno sguardo al domani pieno di speranze.
Conclude Paola Comolli: «Genova, in quegli anni Cinquanta, respirava la ricostruzione a cui eravamo tutti impegnati. C'erano gli ideali, c'era una prospettiva futura».
Già usciti dalle macerie, tutti noi uniti da un grande disegno di solidarietà umana, stavamo nascendo come generazione vera. E a crescere c'erano anche loro, Alfredo, Arnaldo, Cesare...