Nelle foto di Lovati lo sport è un'arte

Lo sport? «Un pretesto». Sì un pretesto, e dei più alti, per andare oltre, dove «il gesto lo puoi trovare nel giovane in un campetto di periferia quanto nel campione olimpico». Come quando, saranno 10 anni, è stato appollaiato su un albero sopra un campo del Don Bosco per «Ombra del giocatore col pallone». Un'immagine destinata a sedimentarsi nel nostro immaginario come i Ritratti Dinamici, le Cromodinamiche e le incredibili «bolle», i ritratti dei nuotatori fotografati pochi millesimi prima di toccare l'acqua. Lui, l'avrete capito, è Massimo Lovati: genovese, giramondo, fotografo e artista. Alle spalle l'esordio in pittura con Rocco Borella e una lunga stagione, erano gli anni '70, nell'astratto-concreto che lascerà in dote l'amore per la sperimentazione. Poi, dagli anni '80, la fotografia. Che da un lato lo conduce nel reportage tra i campioni sportivi per le più importanti testate e dall'altro a scrivere le sue foto grafie, a una ricerca diventata ormai impegno esclusivo. Il punto di partenza è da sempre lo sport: il dinamismo, l'azione che come «la creatività non conosce tregua». È questo che Lovati testimonia con le sue opere e che condivide con i suoi allievi. Anche con quelli del corso del prof. Giancarlo Pinto ad Architettura: 2 ore di teoria ma altrettante di pratica per scoprire che «l'azione si può fermare in infiniti modi». Dove l'azione erano i volteggi di 3 atleti di Parkour e di una di Cheerleading e la quinta i tetti della facoltà e del centro tutto. «Ho insegnato ai ragazzi come concentrarsi su azione e contesto col grandangolo ma anche a giocare col teleobiettivo per lasciare campo solo alla purezza del gesto, estrapolandolo dallo spazio». E i Ritratti Dinamici? «Abbiamo lavorato variando ampiezza e velocità della zoomata, potenza del flash e con le gelatine colorate su un altro flash» spiega Lovati con una generosità che non tutti i grandi maestri hanno. La stessa che sottende ogni sua immagine.