Nove punti sono tantissimi Ma non per una Samp così

(...) Insomma, tutto - la classifica, la logica, il campionato visto fin qui - dice che la Sampdoria è più che tranquilla e che non rischia nulla. Soprattutto, alla luce del campionato delle tre dietro che sembra una sorta di partita a ciapanò, quel gioco di carte bergamasco dove vince chi non prende carte e non fa punti. E quando qualcuno sembra risollevarsi - ad esempio il Genoa qualche settimana fa o poi il Siena - le partite successive smentiscono categoricamente la rinascita. L'unico che, davvero, è riuscito ad invertire la china è stato il Palermo, grazie all'esonero di Gasperini - amatissimo a Genova, ma ad oggi probabilmente il peggiore allenatore della serie A - e al richiamo di Sannino che Zamparini aveva assurdamente esonerato dopo il passaggio del turno in Coppa Italia e due punti nelle prime tre partite.
Come dire? Le migliori alleate della Sampdoria oggi sono quelle che stanno dietro. E i nove punti di margine - ottenuti anche grazie a un pizzico di fortuna in incontri che non passeranno alla storia per essere stati dominati, come quello con il Chievo e quello con il Parma - sono un gruzzoletto di tutto rispetto. Tanto più che i punti sarebbero addirittura dieci se non ci fosse stata l'ingiusta penalizzazione di inizio campionato.
Però. Mancano ancora sette partite e i punti in palio sono ancora ventuno, un'enormità. Nella storia del calcio italiano si sono viste resurrezioni improvvise e crolli altrettanto improvvisi anche a meno partite dalla conclusione e il calcio, si sa, è tutt'altro che una scienza esatta. Ma il problema non sono i conti matematici o il calcolo delle probabilità, degno più di un esame di teoria dei giochi piuttosto che delle pagine dello sport.
Il problema è la Sampdoria di domenica e, in generale, degli ultimi mesi, direi dalla tristissima partita contro il Torino. Terminata sì portando a casa un punto, ma difficilmente ricordabile come un'esperienza positiva. Certo, qualche eccezione c'è stata, qualche sussulto. Il primo tempo contro l'Inter, ad esempio, è stato un esempio di grande calcio e la superiorità della Samp si è infranta solamente contro uno straordinario Handanovic.
Ma, appunto, ce lo ricordiamo. Perchè la Sampdoria-spettacolo che tanto ha impressionato positivamente nella prima parte dell'esperienza di Delio Rossi (e anche nelle prime giornate di Ciro Ferrara, se è per questo) non c'è più. E basta l'assenza di qualche elemento chiave - Krsticic su tutti, sempre più uomo chiave della squadra blucerchiata, ottimo e abbondante sia tecnicamente che tatticamente - per vedere prestazioni imbarazzanti come quelle di domenica.
Romero disastroso; Esigarribia non pervenuto; Obiang ombra del giocatore che avevamo imparato ad amare ed apprezzare; De Silvestri tornato quello impalpabile di inizio campionato; Soriano che ogni volta che gioca riesce a non far capire quale sia la ratio in base alla quale è stato messo in campo; Eder che in questo momento è certamente inferiore a Sansone e Icardi forse con la testa già all'Inter. Basterebbe questa mini-formazione per tremare. E se ci si mette anche Rossi con cambi per preservare l'1-3 e non prenderne di più, il gioco è fatto. Anzi, più precisamente, il gioco non è fatto.
Insomma, la Sampdoria è quasi salva. E deve guardarsi solo da un temibilissimo avversario: se stessa.