«Operazione verità», da Imperia alla Spezia

(...) Non in senso tecnico, magari. Ma se gli elettori vanno a votare su una scheda dove ci sono i simbolini con la scritta «Berlusconi presidente» e poi si trovano un presidente diverso da Berlusconi senza che si sia passati dalle elezioni, qualche dubbio nasce. Così come vengono dubbi pensando a parlamentari eletti in uno schieramento che poi votano dall’altra parte. Ecco, per dire tutto questo abbiamo organizzato con Gianni Plinio, Matteo Rosso e Marco Melgrati in novembre il primo incontro al teatro della Gioventù - che ha avuto la vostra straordinaria partecipazione nonostante, come dire?, gli stati maggiori del centrodestra e del Pdl in particolare non consigliassero di aderire in massa e non lo pubblicizzassero fra i loro simpatizzanti con grande calore, giusto per usare degli eufemismi - e per ripeterlo stiamo preparando i prossimi incontri, per cui prestissimo vi daremo tutte le coordinate.
La novità, stavolta, è proprio il plurale. E cioè che andremo in giro per le quattro province liguri, dalla Spezia a Imperia, per concludere a Genova con una specie di «operazione verità» itinerante che coinvolga ogni nostro lettore. E si parte prestissimo, il 2 febbraio dalla provincia di Savona. Sempre con Rosso, Plinio e Melgrati, tre che non tradiscono mai.
Intanto, abbiamo iniziato a ricevere decine e decine di adesioni. Lettori - e tante, tantissime, lettrici - che ci dicono che per loro esserci è un imperativo. Che la loro presenza a difesa, anche simbolica, della sovranità, è assicurata.
E sapete qual è la cosa bella? È che, stavolta, rischiano di esserci pure quelli che in occasione del primo incontro storcevano il naso. Ma che, osservando giorno per giorno quello che succede in Parlamento e soprattutto dopo aver letto i retroscena americani sulle interferenze tedesche nelle nostre vicende, si sono accorti che avevamo ragione noi. Non perché siamo pericolosi rivoluzionari o perché giochiamo al tanto peggio, tanto meglio. Ma, molto più semplicemente, perché la sovranità viene prima di tutto. E anche la dignità nell’elogiare la «sobrietà» di Monti.
Io stesso confesso che - pur non sapendo cosa significasse la parola «spread» fino a qualche mese fa e vivendo benissimo senza saperlo, - mi sono terrorizzato ogni sera quando Enrico Mentana dava numeri drammatici: 350, 400, 450, 500, addirittura! E, per qualche giorno, ho pensato buttiglionamente (è roba di cui verrò chiamato a rispondere nel giudizio universale, probabilmente, me ne rendo conto) che quella drammatica soglia fosse tutta colpa del Cav cattivo. E con SuperMario il bravo lo spread si sarebbe addirittura volatilizzato. Il problema è che si è volatilizzato sì, ma solo dalle pagine dei giornali, che non ne parlano quasi più, forse senza il quasi. Anche se, giusto la scorsa settimana, eravamo allegramente a quota 530, roba da Berlusconi regnante.
E vogliamo parlare della retrocessione a BBB+? Se fosse successo con il Cav avremmo gli operai della Fiom per strada; oggi, al massimo, se la prendono con le agenzie di rating cattive. Il che è vero, ma erano cattive pure prima.
Insomma, anche se non fosse per i pensionati da 980 euro al mese costretti ad aprire un conto corrente; anche se non fosse per le categorie più deboli che sono le uniche da liberalizzare; anche se non fosse per la timidezza nell’affrontare il mercato del lavoro; anche se non fosse per le tasse e le accise spuntate come i funghi; anche se non fosse per tutto questo, ci sarebbe sempre quel vulnus iniziale, la telefonata della Merkel e la scelta degli elettori, comunque la si veda, ribaltata.
Per dire tutto questo - che finalmente ha iniziato a dire sempre più spesso anche lo stesso Silvio Berlusconi - ci ritroveremo un’altra volta. Per fare quattro manifestazioni non da urlatori, ma da moderati che non rinunciano alle proprie idee, ma soprattutto da amanti della democrazia. Infatti, il vulnus ci sarebbe stato anche se il popolo italiano avesse votato chessò io, Di Pietro o Vendola o Marco Ferrando leader del partito comunista dei lavoratori come premier e poi questi fossero stati sostituiti da Monti o da Berlusconi. Il problema, qui, non è il chi governa senza essere stato votato. Ma il come. E, se mi permettete, ed è l’elemento più drammatico, il perché.
Ecco, per dire tutte queste cose, saremo ancora una volta insieme a voi. Ringraziando coloro che hanno già aderito al «Teatro della Gioventù 2 - La vendetta del popolo sovrano». Dai primissimi che hanno mandato la loro firma, Gianni Plinio e Matteo Rosso, sempre in coppia, roba che se fossi nei panni di Marina e Angela, le loro gentilissime consorti, inizierei a preoccuparmi, ma che - scherzi a parte - non perdono una battuta della battaglia per una democrazia vera. E poi Marco Melgrati, coraggioso consigliere regionale alassino del Pdl. Triade ormai classica a cui si è ora aggregato il capogruppo del Carroccio Edoardo Rixi. E poi tantissimi elettori, da Alberto Clavarino in poi, che hanno aderito a scatola chiusa e di cui daremo conto nei prossimi giorni. Ancora una volta, le manifestazioni saranno basate sull’intervento dei partecipanti, non solo su quello degli organizzatori. Perché dire che si guarda alla base è facilissimo. Ma dirlo facendolo cadere dall’altezza, non è bello. La nostra geometria della democrazia è diversa. Da qualunque lato la si veda.