Gli ospedali liguri devono cambiareNecessario un cambio di mentalità

(...) A livello concettuale ed in linea di principio tutto è concesso sull'altare di una presunta efficienza (la ramificazione ospedaliera nel territorio è elemento di garanzia per tutti?) ed efficacia in questa particolare materia. In Italia si è sempre pensato così e molto in passato è girato su questo macro concetto ispiratore delle politiche sanitarie degli anni'80 e '90. In questa visione di sistema la sanità ligure non può vivere su un altro pianeta o su Marte, anche la Liguria fa parte del Sistema Italia, nel bene e nel male. Certo la Liguria è terra di gente anziana, ma bisogna trovare delle soluzioni di valore in grado di soddisfare l'utenza e premiare le eccellenze sanitarie. Non si può non pensare a nuovi modelli operativi di razionalizzazione della spesa sanitaria anche legata ai numeri dell'attività giornaliera. In passato non sempre è stato così, nei piccoli come nei grandi ospedali. Noi abbiamo degli ottimi medici che sono «costretti» ad andare fuori regione per poter lavorare nei modi e nei tempi adeguati alla loro preparazione. Anche nella sanità c'è una «fuga dei cervelli» che indebolisce l'apparato sanitario ligure a danno del cittadino. Premiare i più bravi creando strutture ottimizzate e dimensionate nei numeri pronte a recepire le necessità ed i bisogni specifici del paziente. I conti della Liguria non possono «tenere» in un a situazione di proliferazione sul territorio di centri ospedalieri «di quartiere». Scrivo queste poche righe con la morte nel cuore, perché anch'io, come molti, sono nato all'Ospedale Evangelico di cui ho una stima infinita e dove continuo ad andare da cinquant'anni con piena soddisfazione. Ma l'Italia deve cambiare, la Liguria deve cambiare e tutti noi dobbiamo fare un salto di qualità mentale e nelle nostre azioni di vita.