DA PAGINA 49

(...) ti svuotano il conto in banca o alla posta solo grazie a un codice o a una password rubati restando a chilometri di distanza. Poi online ci sono anche i pirati e i signori, professionisti della burla. Gli hacker che si divertono a far impazzire il Pentagono e i piani alti della Lubjanka spedendo missili nucleari sui monitor o cancellando l’archivio dei segreti di Stato. Ci vogliono anche giorni prima che torni tutto a posto (se torna tutto a posto). Eppure il colpo messo a segno a Genova sembra addirittura più complicato da risolvere, c’è il serio rischio che restino impuniti quei ladri d’identità che si sono impossessati di un bottino ingente. Si sono infatti fregati addirittura un intero «momento» in un istante. Alla faccia di chi dice che i valori, le ideologie, le idee non si possono comprare - figurarsi a rubarli - i ladri del web hanno portato via «Momento Liberale» ai legittimi proprietari.
Cosa sia «Momento liberale» può sembrare persino superfluo ricordarlo, visto che questo «gruppo» attivo su internet è frequentatissimo, raggiunge migliaia di persone che vi aderiscono, accoglie ogni giorno un continuo scambio di messaggi e di confronti tra persone diverse ma unite dalla stessa cultura politica di impronta liberale e magari anche un po’ conservatrice. Una palestra di idee, insomma, coordinate fino a qualche giorno fa da Beppe Damasio, creatore del movimento, capogruppo della Lista Biasotti al consiglio municipale Medio Levante, libero, liberissimo pensatore.
Fino a qualche giorno fa, appunto, Beppe Damasio era un po’ quello che nel «dialetto» degli internauti si chiama il webmaster, il manovratore del gruppo. Aveva poteri dittatoriali sugli iscritti, poteva cancellare gli indesiderati, accogliere nuovi ospiti, intervenire sui messaggi pubblicati. A suo piacimento. Era il bambino che aveva portato il pallone. Ma ora non lo è più perché qualcuno gli ha rubato il pallone. E può anche decidere che dopo tre corner non si tira più il rigore.
Il furto è avvenuto e la denuncia è stata fatta pubblicamente, dalla stessa vittima, su internet. Un avviso agli amici, un consiglio a stare attenti, rivolto specie ai più assidui frequentatori che infatti si erano accorti che qualcosa non andava, e avevano addirittura chiesto se sul gruppo fosse stato fatto un restyling o qualcosa del genere. «Non c'è stato nessun restailing - assicura Damasio usando il dittongo all’italiana quasi a voler sottolineare che lui da tanti anglicismi e da internet vorrebbe prendere le distanze - Mi hanno "rubato" il gruppo. Come "proprietario" avevo la possibilità di cambiare le "impostazioni" aggiungere o togliere pagine, aggiungere o togliere iscritti, conoscere ovviamente il nome degli iscritti... Tutte cose che gli altri non potevano fare. Penso che, trovata la password, qualcuno è entrato in questa funzione è diventato di fatto il nuovo "proprietario"...Ho già segnalato la cosa a Google e aspetto risposta. Speriamo che sia un fatto tecnico, ma ne dubito perché tutto il resto funziona come prima. La cosa sarebbe molto grave».
Panico e rabbia tra gli iscritti al gruppo. Reazioni diverse, richieste di interventi risolutori, inviti a non mollare. E Damasio che assicura il suo impegno: «Se Google non risolve il problema ho pronto Momento Liberale 2», visto che persino a lui che era il capo «adesso compare una scritta che dice "spiacenti il proprietario ti ha escluso"». L’inchiesta è già stata aperta dagli stessi aderenti a Momento Liberale, che da ottimi investigatori hanno già buttato giù una lista di sospetti, tracciandone i loro profili psicologici. Quello che ancora manca sembra però il «movente». Perché tra tante cose, rubarsi proprio «Momento liberale»? E soprattutto, qualcuno poteva avercela con Damasio? A voler accreditare la tesi di un complotto nato in ambienti genovesi, la lista dei sospettati non si potrebbe certo comporre di poche persone. Ma occorre investigare a 360 gradi. Perché potrebbe anche essere un hacker burlone, che anziché rubare l’identità a Barack Obama, ha pensato di navigare un po’ in rete travestito da Beppe Damasio. Senza sapere neppure perché.