Parmigiano, brutto affare per i terremotati

(...) moltissimi consumatori di tutta Italia, Liguria compresa, stanno acquistando per sostenere concretamente i produttori locali e, allo stesso tempo, rendere giusto omaggio ad un'eccellenza alimentare italiana.
Purtroppo, però, tutta la poesia si infrange quando il consumatore mette mano al portafoglio e decide di dare il proprio contributo.
A quel punto, ci si imbatte in una matassa di prezzi e di iniziative tutte diverse. Lo stesso chilo dello stesso Parmigiano con la stessa stagionatura (sotto i 18 mesi), infatti, può costare dai 10 ai 20 euro a seconda di come e dove lo si acquista.
Il caso limite è quello dei ristoranti della catena McDonald's. Il fast food più diffuso sul territorio mette in vendita confezioni da 250 grammi di Parmigiano a 5 euro l'una, con la garanzia - suggellata da un marchio ad hoc - che un euro sarà destinato al fondo di solidarietà creato dal Consorzio per aiutare la ricostruzione dei laboratori danneggiati.
In totale farebbero 20 euro al chilo, ma anche escludendo i 4 euro sicuramente destinati al Fondo rimane sempre un prezzo netto di 16 euro al chilo, ben lontano dalle indicazioni del Consorzio (il quale, va ricordato, è l'unica autorità in materia di Parmigiano Reggiano): 11 euro e 50 per mille grammi di formaggio stagionato 14 mesi.
McDonald's, tramite il responsabile delle comunicazioni Paolo Mereghetti, ammette la differenza di prezzo, ma ricorda che questa è dovuta «alla frammentazione, perché quattro confezioni da 250 grammi costano più di una scatola unica da un chilo», e sottolinea che «McDonald's non guadagna nulla dall'operazione: i 16 euro al chilogrammo rimasti dopo il versamento al Fondo di solidarietà vanno tutti al produttore, Parmareggio, che ci assicura di girarli ai caseifici».
Le indicazioni del Consorzio, diciamolo subito, sono rispettate in toto soltanto dai singoli laboratori, contattabili via e.mail: 10, 11 euro al chilo a seconda del venditore, spese di spedizione comprese.
A dire la verità, nel prezzo va conteggiato anche qualche disagio: tempi lunghissimi, ben oltre il mese, per evadere le ordinazioni, e pezzature non proprio perfette: la promessa «punta» da un chilogrammo a volte finisce per pesare anche 800 grammi.
Ai caseifici si rivolgono principalmente i gruppi d'acquisto già esistenti o quelli creati per l'occasione da associazioni, pro loco, parrocchie, che ordinano grandi quantitativi. Potrebbe anche farlo il singolo consumatore, a patto però di mettersi in navigazione online, trovare i casari e attendere la consegna. Più facile - e più pubblicizzata - l'iniziativa di alcune catene di supermercati (Coop in prima fila) che vendono pezzi di Parmigiano da chilo in busta sottovuoto, con la garanzia dell'assegnazione al Fondo di solidarietà di un euro per ogni confezione.
Purtroppo, però, siamo ancora una volta lontani dai prezzi consigliati dal Consorzio: 12 euro e 90 la cifra fissata da Coop, la più importante delle catene aderenti; addirittura 13 e 90 quello praticato da Unes. Escludendo ancora una volta il canonico euro di «accisa solidale», andiamo sempre a spendere qualcosina in più.
Dai piani alti di Coop Liguria, dopo aver specificato che il prezzo è stato concordato tra Coop Italia e Consorzio, la differenza viene giustificata come un fattore fisiologico: la vendita via internet - è il concetto - è sempre più conveniente di quella tra gli scaffali del supermarket, perché strutturalmente più «leggera» e senza figure intermedie tra produttore e consumatore.
Una zona grigia non meglio definita, un buco nero dove vanno a cadere le briciole del cacio che non finiscono sui maccheroni. Paolo Bertuccio