Pier Canosa, la sintesi dell'acquerello

di Ferruccio Repetti

La raffinatezza dell'acquerello, la delicatezza - lo stile! - dell'acquerello, la sua soavità, la sua tenerezza, la sua dolcezza. E, insieme, la sua forza comunicativa, l'immediata capacità di instaurare empatìa: per chi lo cerca, lo vede, e poi, finalmente, lo guarda e l'ammira. «E pensare che tanti, specialmente a Genova, ma non solo, privilegiano la tempera, l'olio, insomma la tela, ridimensionando l'acquerello al rango di roba di carta...». Dice così, a voce bassa, quasi schermendosi, Pier Canosa, mentre scruta i suoi acquerelli vocati agli antichi giochi d'infanzia ed esposti fino a sabato alla galleria Il Grechetto di Salita San Matteo (regno di quel «genietto» di Giovanni Grasso). I soggetti: dal tiro con l'arco all'uso delle trottole e del cerchio, dal salto alla cavalletta alle mille e una invenzioni estemporanee che solo la fantasia inesauribile dei giovanissimi sa ispirare.
Tavole d'autore, senza dubbio, quelle di Pier Canosa, dove emerge la magìa del colore, la padronanza dell'effetto cromatico che non è mai fine a se stesso, per impressionare, ma finalizzato a creare atmosfera, emozione e perché no? nostalgia e commozione. Tavole d'autore, dunque, che sembrano fatte apposta per smentire gli scettici, pregiudizievoli nei confronti dell'acquerello, ed anche tavole che - a dispetto dell'elogio alla tenerezza - caricano di entusiasmo, gioia di vivere e di sognare. Forse soprattutto sognare, per come prendono spunto dalla realtà trasfigurata, in dipinti che celebrano la semplicità del gesto quotidiano dei fanciulli, genuino, in apparenza semplice, in realtà complesso, in grado di esaltare il valore anche di un insignificante-significativo pezzo di legno, di un sassolino, di un «niente» che diventa tutto. Non tanto un gioco, quanto piuttosto la felice sintesi fra invenzione e decisione, fra solidarietà e competizione, fra socialità ed educazione al rispetto delle regole e dell'avversario.
Perché gli acquerelli di Pier Canosa, in fondo, sono così: accessibili a tutti per la loro immediata espressività, ma esclusivi per la contestuale prerogativa di suscitare riflessioni individuali, private, personalissime. Una capacità che è stretta parente della maieutica, e come tale aiuta a guardare anche oltre il dipinto. Proprio perché è «solo» un acquerello, o, piuttosto, perché solo un maestro d'acquerello lo può fare.