Le priorità di Doria: ricordare Berlinguer e i morti di Reggio

(...) Anche in questo caso, anzi soprattutto in questo caso, massimo rispetto ai morti di Reggio. E, se vogliamo, visto che quella situazione storica va inquadrata nei giorni del governo Tambroni, dei moti di De Ferrari del 30 giugno 1960, stavolta un minimo di richiamo genovese ci sarebbe pure. Ma siamo sicuri che la priorità del sindaco di Genova sia quella di occuparsi dei morti di Reggio? Domande.
Vedete, non mi piace per nulla chi ridicolizza Marco Doria. Da un lato perchè credo che un sindaco regolarmente eletto dai cittadini (sia pure un numero limitato di cittadini) vada rispettato a prescindere. E poi, me lo confermano tutti coloro che lo conoscono personalmente, penso che a livello umano Doria sia persona certamente rispettabile e perbene. Non ho elementi per confermare, ma mi fido di chi me lo dice. Ultimo elemento: tanti elettori moderati mi chiedono di giudicarlo senza pregiudizi e di non criticarlo senza motivi, ma solo su fatti concreti, che pure ci sono già, a partire dalle aliquote Imu. Insomma, ribadisco, il sindaco Doria non è una macchietta, ma merita grande rispetto, così come merita rispetto il popolo che l’ha costruito, a partire dalle primarie, contro le cineserie di partito.
Il punto, qui, è un altro. Può Genova permettersi un sindaco che un giorno parla di Berlinguer e l’altro dei morti di Reggio? Possiamo continuare a guardare con la testa voltata indietro mentre il mondo attorno a noi cambia? Soprattutto, Doria non è, diciamo, fantasiosissimo nei suoi giudizi. Del Movimento Cinque Stelle, ad esempio, dice: «Il grillismo è una categoria alla quale non so dare un contenuto preciso. Beppe Grillo dice alcune cose condivisibili, altre per nulla». Che sarebbe anche un giudizio giusto, non fosse che è immutabile anche per altri soggetti politici, Matteo Renzi, ad esempio. Dice Doria del sindaco di Firenze: «Mi sono letto le cento tesi di Renzi, alcune delle quali condivisibili, altre assolutamente ovvie, altre non condivisibili per nulla». Esattamente come Grillo.
Il problema è che, dove Renzi guarda avanti, al futuro, Doria si volta indietro, al passato: «Il sindaco di Firenze propone un rinnovamento del centrosinistra che anch’io ritengo necessario. Io voglio evitare il big bang del centrosinistra, io voglio rafforzarlo, non indebolirlo». E poi, con una durezza e una carta vetrata dialettica che non ha mai riservato a nessun altro, Doria spiega: «Non sopporto coloro che si ergono a rottamatori. È già faticosissimo fare bene il sindaco di una grande città. Pretendere anche di essere un grande leader politico è demenziale».
Ecco, se la scelta è fra Doria e Renzi e le loro due sinistre, io sto con Renzi.