La promessa del Prez: «Non soffrirai più» Ma io per il mio Genoa continuo a patire

È assodato che ci siamo salvati, secondo me senza sapere né come, né perché. Solo a posteriori ho capito. Rivedendo il campionato del mio Genoa a me ritorna alla mente il motto di Eraclito «Chi non si aspetta l'inaspettabile non lo raggiungerà mai».
L'inaspettabile: un picco eccelso a cui si arriva soltanto attraverso un cammino impervio irto di ostacoli, interrotto da precipizi e noi sappiamo, invece, che a volte si raggiunge ciò che sembra impossibile - così è stato per il mio Genoa - così è stato per tutti noi genoani che abbiamo patito come una tortura prima della salvezza, sollevandoci da un incubo, dalla pena di quanto abbiamo sofferto per ogni partita non andata a buon fine. Adesso ci sembra di tornare alla vita.
Non mi dilungo su ciò che era ed è stato il gioco della squadra, che purtroppo non era alquanto mai ficcante, che a volte aveva l'aria di un esercitazione tecnica, fredda, priva di autentico impegno. Si sarebbe detto che solo qualcuno facesse sul serio... È un pochino forse... Ma gli altri? Può darsi che questa impressione, a mio parere, sia illusoria, può darsi che sia dipeso soltanto dalla mia, e penso nostra smania di vedere sempre il Genoa vincere, e tutte le manovre che non tendevano diritto alla vittoria ci siano parse, perciò, insufficienti, fiacche.
Può anche darsi che per non correre rischi di retrocessione bastava affrontare ogni avversario senza cattiveria, senza cautele, nonostante che ogni calciatore sa meglio di noi e meglio di tutti, quanto sia rischiosa questa confidenza. In ogni gara non è richiesto alcun rilassamento, dico questo perché è necessario tenere sempre vivo l'entusiasmo, l'attaccamento alla «maglia», ai colori rossoblù. Tutto questo in buona parte del campionato non è esistito per trovarci così come ho accennato all'inizio di questo scritto «Chi non si aspetta l'inaspettabile non lo raggiungerà mai». Adesso mi ritornano alla mente le parole del presidente Preziosi al tramonto in quel di Sestri Levante al giorno seguente ai fatti della «valigetta» con il dirmi «Maresciallo, come lei ho sofferto ieri sera anche io, tanto. Però prometto che il Genoa non soffrirà più».
Ma era una promessa che ad eccezione del periodo «era Gasperini» in questi ultimi anni si è continuato a soffrire. Sino a quando? Sino a quando forse si è sempre detto, spiegato, ripetuto sino alla noia che per vincere non si deve in nessun caso, mai credere in una debolezza dell'avversario, convincersi che in un campionato la lotta va avanti e dimostrare di avere grinta, di ragionare sulle cose attuali del nostro Genoa, di avere intuizione ed immaginazione così da non essere presi dal panico del «futuro».
*Maresciallo, ispiratore

dei racconti di Mario Soldati