«Pronto alla sfida»

Più di sei volte su dieci non c'è. E quando c'è - si mormora - non lascia il segno. Torna a far parlare di sé il consigliere provinciale Marco Limoncini, quello che alcuni mesi fa aveva abbandonato il suo partito, la Lega Nord, per candidarsi ed essere eletto alle regionali con l'Udc, e che aveva poi completato la metamorfosi anche a Palazzo Spinola. Pur non avendo voluto rinunciare al doppio incarico, il novello centrista vanta, infatti, in Consiglio provinciale un numero di assenze record. Su 27 sedute in calendario sinora nel 2010, Limoncini è stato visto in aula 10 volte, coprendo di fatto solo il 37 per cento delle attività consiliari. Le sue presenze inoltre si sono concentrate soprattutto tra gennaio e aprile, prima delle elezioni regionali, quasi che, dopo non aver esitato a privare di rappresentanza gli elettori del Carroccio, di cui era l'unico esponente in Provincia, ora non voglia neanche fare gli interessi del suo nuovo schieramento. Ma non è tutto. A quanto pare, anche quando partecipa, Limoncini si trattiene molto poco: ad esempio l'altro ieri, a seduta iniziata alle 15, il Consigliere si è presentato soltanto alle 17.25, ha passato buona parte del tempo fuori dall'aula, e ha fatto fagotto come tutti gli altri in chiusura alle 17.55.
Certo, si dirà, con il doppio incarico il politico sarà oberato di impegni: e in parte è vero perché tutte le sue assenze sono giustificate (altrimenti, regolamento alla mano, sarebbe già decaduto dopo 5 forfait). Ma allora perché non dimettersi e lasciare il posto a qualcun altro? La domanda non è banale soprattutto se si pensa alla particolare situazione nell'ala del Consiglio dove siede l'ex leghista. Alle elezioni del 2007 il Carroccio in Provincia aveva preso il 5 per cento, ottenendo un posto proprio per Limoncini. L'Udc invece si era fermata al 3 per cento, portando comunque a Palazzo Spinola Giovanni Collorado. Con la mossa della vecchia camicia verde e lo spostamento anche di Gioia e Biagioni, passati dal Pd al partito di Casini, si è oggi arrivati al paradosso di avere in aula ben quattro centristi e zero leghisti. La situazione potrebbe essere parzialmente riequilibrata dalle dimissioni di Limoncini che lascerebbe così il posto a un collega della Lega. Ma forse proprio qui sta il problema. È noto infatti che il divorzio tra il Consigliere e il partito di Bossi sia stato molto travagliato, con strascichi che continuano tuttora. Un'abdicazione a breve è quindi improbabile.