«La pulce nell'orecchio» Feydeau tutto da ridere

Brillante, divertente, leggero, incalzante. Se avete visto «Rumori fuori scena» e avete riso di gusto, preparatevi a un bis. E forse ancor più esilarante. Georges Feydeau, «La pulce nell'orecchio»: il luogo è lo stesso, il Teatro della Gioventù, la compagnia pure, The Kitchen Company, il regista anche, Massimo Chiesa. Lui, Feydeau è considerato uno dei più grandi autori del teatro comico francese e «La pulce nell'orecchio» ne è un validissimo assaggio. Questa volta però, come se la commedia di Frayn non fosse stata sufficientemente impegnativa per gli attori, il banco di prova è persino più ostico. Fisicamente e vocalmente, per il ritmo serrato che non lascia scampo, per la velocità dei cambi, delle entrate e delle uscite sulla scena, per il doppio ruolo che impone a chi lo interpreta una performance eccellente. Per la trama del testo che si annoda sempre di più in un crescendo di comicità. Tutto si gioca sull'equivoco, sul dubbio - la pulce nell'orecchio, appunto - che qualcuno insinua a Raimonda, moglie di un direttore di una compagnia assicurativa, alla quale viene recapitato un paio di bretelle (del marito, presume lei) ritrovate in un albergo per incontri clandestini. Da qui parte una serie di giochi, trappole e tranelli in cui cadono tutti i personaggi. Fantastico il secondo atto, con le scene nell'hotel «Micio innamorato», il nome è già tutto un programma. Esilarante la parte di Camillo Chandebise (Giovanni Prosperi) che per un difetto di pronuncia, non riesce a scandire le consonanti. Così come quella del focoso Carlos Homenides de Histangua (Fabrizio Careddu) e della sospettosa Raimonda Chandebise (Eleonora d'Urso), è lei la mente diabolica che sottopone il marito ad una vorticosa prova di fedeltà. Ma l'applauso più sentito va a lui, a Vittorio Emanuele Chanebise-Poche, il doppio ruolo interpretato da Nicola Nicchi, chapeau. Repliche fino al 5 maggio, sempre nello stesso posto, al Teatro della Gioventù. Non vi resta che ridere.