Quando Edoardo varcò per sempre la sua linea d'ombra

(...) per Julio Sergio e persino per Curci e Zotti, ex blucerchiati che definire «non particolarmente rimpianti» è un simpatico eufemismo.
Insomma, nemmeno le scaramanzie hanno funzionato. E allora l'articolo che avevo rimandato fino ad oggi, lo scrivo ora. Perchè è attuale oggi che il Doria è terzo in classifica a soli tre punti da Juventus e Napoli, ma sarebbero due senza penalizzazione, così come sarebbe stato attuale prima dell'inizio del campionato, così come era attuale persino nello scorso gennaio quando la Samp sembrava destinata a lottare per i play-out per non retrocedere in serie C (Lega Pro) e il dibattito riguardava un tema non proprio appassionantissimo come quello sull'importanza di un direttore generale per la Sampdoria. Un ottimo collega, oltre che amico personale, uno davvero perbene come Claudio Paglieri - che al Secolo XIX è una specie di Watson dello straordinario Sherlock Holmes Giampiero Timossi (il quale, del resto, ha anche un impermeabile stile Clouseau adatto al ruolo) - ha inventato addirittura un genere letterario che alterna ai gialli di cui è un grande autore: l'articolo in cui chiedeva l'assunzione di un direttore generale. Pare che quando hanno preso Sagramola, Paglieri abbia avuto le visioni, esattamente come Timossi pensava di vedere un tecnico di calcio quando gli si materializzava davanti Malesani. Chiusa parentesi, anche perchè sono tutti e due bravi sul serio, senza ironie, ed hanno rivoluzionato le pagine sportive.
L'articolo rinviato è quello sul nuovo Edoardo Garrone, sulla sua personalissima linea d'ombra che gli ha fatto trovare una grande maturità e una grande umanità nel calcio. Eppure aveva fatto (e anche bene) il dirigente Erg. Eppure aveva fatto (e anche benino, dove il diminutivo non è colpa sua, ma della Marcegaglia, presidente poco incisiva) il vicepresidente di Confindustria. Eppure, Edoardo era sempre lì, a un solo centimetro dall'essere compiuto.
Ora, lo è perfettamente, destinato a diventare un grandissimo presidente. Lo è stato lo scorso anno facendo da scudo a Pasquale Sensibile, in cui ha creduto anche quando era difficile, tanto che lo stesso direttore sportivo blucerchiato ci ha raccontato: «Tante volte mi sono chiesto come facessero a darmi ancora fiducia». Lo è stato quando ha tenuto a riconoscere i meriti di suo padre Riccardo, ingiustamente dimenticato da molti, ma decisivo anche con il suo passo indietro con stile. Lo è stato delegando a suo fratello Vittorio importantissimi ruoli di marketing come lo sbarco sul mercato cinese e iniziative come il Samp fair play village. Lo è stato avendo il coraggio di una scelta allora impopolare, ma decisiva e di grande personalità, come quella di rompere il cordone ombelicale con Angelo Palombo, simbolo di una Sampdoria del passato, superata e ormai sbagliata. Lo fa quotidianamente, anche in questi giorni, essendo presente spessissimo al campo di allenamento di Bogliasco.
Lo ha fatto, Edoardo, soprattutto, dando le chiavi dello spogliatoio a una persona perbene come Daniele Gastaldello, ottimo uomo prima di essere un buon calciatore, che l'ha dimostrato per l'ennesima volta domenica scorsa contro il Torino, convincendo l'arbitro che gli aveva assegnato un fallo laterale a suo favore a dare il corner ai granata perchè l'ultimo tocco era il suo. Storie non enfatizzate, perchè ormai per Gastaldello sono la normalità. Ma storie comunque bellissime, che non sono la normalità nel mondo del calcio. E fa onore a Edoardo Garrone averle messe al centro della sua storia di presidente.
Un presidente lo si vede dai particolari. E, da un lato il particolare è la libertà con cui lascia lavorare i suoi collaboratori, dallo stesso Sensibile, ad Alberto Marangon per la comunicazione, a Marco Caroli e Filippo Spitalieri. Dall'altro, anche la capacità di imporsi quando è il caso, ad esempio, scegliendo Ciro Ferrara (o Rafa Benitez o persino Marco Giampaolo) come allenatore, quando la stragrande maggioranza dei tifosi volevano continuare con la mediocrità di Beppe Iachini. Ecco, di fronte a una scelta simile, giù il cappello. Non il cappelletto di Iachini.
Ultimo particolare: Edoardo ha saputo ricucire i rapporti con Enrico Preziosi. Che non vuol dire fare la fusione, che non vuol dire aggiustare le partite, che non vuol dire nemmeno essere amici, parola pesante. Ma significa avere rapporti civili con l'altra parte calcistica della città. E chissà, magari, domani, a partire dallo stadio nuovo o rinnovato, crescere insieme.
L'ha fatto Edoardo che, fra tutti, è il più tifoso blucerchiato. Significa molto.