Quel derby ha il diritto di finire con il gol Non con le illazioni

di Diego Pistacchi

Visto che in Italia c'è chi lo può fare ed è anche difeso quando lo fa, verrebbe voglia di chiedere alla procura di smetterla di raccogliere e divulgare intercettazioni, di trasformare un'inchiesta in una telenovela mediatica. Perché se è vero che i cittadini italiani sono tutti uguali davanti alla legge, il primo come l'ultimo hanno identico diritto a protestare contro la spettacolarizzazione. In questo caso il diritto a protestare potrebbero averlo anche i giocatori (e i tifosi) di Genoa e Sampdoria.
Come per Mimmo Criscito (e solo per lui) scattò una perquisizione a Coverciano previo avviso alle tv perché riprendessero la scena all'alba, ieri è toccato ai suoi ex compagni rossoblù in ritiro a Bormio smettere di lavorare per essere portati in caserma scortati dalla Guardia di finanza per rispondere alle domande del pm che indaga sull'irruzione dei tifosi nello spogliatoio del Signorini di Pegli. Come persone informate sui fatti o addirittura come vittime, si può semplicemente essere invitati a presentarsi all'autorità giudiziaria, ma anche questa scelta è legittima, a patto di accettare eventualmente la critica di chi non ritiene che certi modi siano opportuni.
Diverso ancora è il caso del derby Genoa-Sampdoria, da mesi descritto come foriero di «effetti devastanti» da parte di un magistrato. Solo che lo stesso magistrato che si riteneva competente a indagare, dopo aver fatto qualche verifica, ha preferito passare tutto ai colleghi di Genova. I quali adesso riapriranno il caso, tornando inevitabilmente a far parlare (male) delle due squadre genovesi in tutta Italia. Sulla base di un'intercettazione di un tifoso che al telefono racconta a un altro tifoso di aver sentito dire che ci sarebbe stata una tentata combine sul derby. E anzi, ben sapendo di essere sotto controllo, prima di dire qualcosa di «scottante» sottolinea all'interlocutore di tenersi pronto alla bomba, quasi a voler mettere in allerta anche l'intercettatore. Il tifoso racconta una storia secondo cui 18 giocatori della Samp, l'intera rosa compresi le riserve e i giocatori in prestito, avrebbero fatto una colletta da 100mila euro a testa per corrompere 5 colleghi del Genoa. Siccome alla storia della colletta non potrebbe credere nessuna persona dotata di buon senso, la cosa significherebbe ciò che nessuno sembra avere il coraggio di dire apertamente: che la società Sampdoria avrebbe cercato di comprarsi la partita (sportivamente parlando, retrocessione sparata, nonostante si parli sempre e solo dei presunti venduti) e che alcuni giocatori del Genoa avrebbero provato a vendersela (barcata di punti di penalizzazione). Di fatto, la Genova calcistica subirebbe un colpo terribile. Che sarebbe anche giusto, ma solo a patto che sia tutto vero. Quello che pare meno corretto è il continuo stillicidio di minacciose notizie sulla pelle delle società e soprattutto dei tifosi. Il continuo spargimento di ipotesi, specie in vista dell'inizio della nuova stagione.
Piuttosto, di tante cose intercettate, ce n'è una che resta sempre stranamente misteriosa. Visto che l'sms di un ultrà a Sculli aveva preannunciato quel che sarebbe accaduto in Genoa-Siena, e visto che quell'sms era stato intercettato sei giorni prima dei fatti, perché chi lo ha registrato non ha fatto nulla per evitare la vergogna del Ferraris? Colui che sapeva quel che era stato «promesso» ai giocatori, verrà prelevato in ufficio e scortato dalla Guardia di finanza di fronte al magistrato?