Quinto non dimentica il caro prof

di Gianfranco Rovani

Caro Lussana, leggo sul «il Giornale» il suo commento riguardante l’anniversario della morte del Professor Alessandro Massobrio, curiosa coincidenza: nel recente numero di Aprile su «Storia in Rete», Luciano Garibaldi, rispondendo ad un lettore milanese, riportava un «significativo brano del compianto giornalista e storico Alessandro Massobrio, intellettuale e scrittore prematuramente scomparso». Ebbene, qualcuno, senza tanto «sciäto» ricorda e, memore, cercando anche di essere riconoscente.
La «Quinto non ufficiale», silenziosamente, nel suo piccolo, non dimentica. Come si può dimenticare il Professor Alessandro Massobrio?
Recentemente, alla presentazione di un libro «Quinto nel 5º Centenario della morte di Cristoforo Colombo», il Professore è stato rammentato con la lettura di un suo discorso pubblicato, appunto, nel libro.
Alla cerimonia era presente la moglie, signora Laura e, mi sia permesso vantarmi, con la singolare e straordinaria presenza di un Nobel: il premio Nobel per la pace John Woods. Ecco, penso proprio che Alessandro Massobrio, come del resto tutti noi di Quinto, abbia avuto un grande amore. E cito proprio le sue parole... «Colombo aprì gli occhi sul grande mare che gli stava di fronte. E vi si abituò presto. Gli piaceva scrutare gli indefiniti spazi del mare per lasciarsi trascinare verso gli infiniti del cielo. Il cielo dove il Dio degli uomini di buona volontà ha per ciascuno di noi un suo progetto e per alcuni un progetto più grande degli altri. E questo, per quanto confusamente forse, il giovane Cristoforo ben lo sapeva quando, ogni mattina, si lasciava alle spalle la sua Terra Rossa, arrampicata al di là della via Romana, sulle pendici di Monte Moro, per andarsene lungo la via Aurelia fino a Genova, dove aveva da faticare nel fondaco paterno, tra panni tinti o da tingere, mentre il cuore gli volava lontano. E quei panni avrebbe volentieri usato a mo’ di grandi vele latine, per spingere le caravelle della sua fantasia sulla via delle Indie. E le spinse, infatti, e avvistò terra, e divenne celebre e famoso, e poi solo e infelice. E morì a Valladolid, dimenticato da quegli stessi uomini dell’Occidente ai quali aveva rivelato un altro Occidente».