René Andreani chiede il rispetto del diritto internazionalel'intervista

In trincea ci sarà anche l'antimilitarista storico di Genova. Per difendere i militari. René Andreani, 74 anni, non ha dubbi: martedì prenderà parte al convegno sui marò.
Ma che fa Andreani? Un pacifista come lei?
«Alt, per favore. Non sono un pacifista. Sono un antimilitarista non violento».
Mi scusi. La differenza?
«I pacifisti sono i cattocomunisti, quelli dalle battaglie ideali, facili e poco concrete. Io nel 1980 fui l'unico a oppormi alla Fiera navale bellica di Genova. Mi incatenai ai cancelli della Foce. Da solo con 200 poliziotti e carabinieri. Quando tagliarono le catene liberai 200 palloncini con appeso lo striscione “Pane, vita, disarmo”. Due anni dopo eravamo già molti di più».
Come combatteva da non violento?
«Ad esempio non pagavo le tasse per le spese militari. Facevo obiezione fiscale, spedendo il corrispettivo con un assegno al presidente Sandro Pertini perché quelle mie tasse non finissero in armi».
Torniamo a oggi. Ora sta coi militari?
«Ho sempre ritenuto fondamentale il rispetto del diritto internazionale e delle leggi esistenti. Ecco perché sono deluso da questo governo e da re Giorgio, un presidente della Repubblica che tutti incensano nonostante ogni giorno violi la costituzione che dovrebbe garantire».
Andreani..., i marò...
«Appunto. Si trovavano in acque internazionali. In base ai trattati internazionali devono essere giudicati in Italia. Non ci piove».
Ma siamo stati noi a rispedirli in India.
«È questo il grave. Già solo il fatto che il governo e l'armatore abbiano deciso di rientrare in acque indiane e consentire che l'autorità locale arrestasse i due militari è stata una violazione delle regole».
Il ministro Terzi si è dimesso.
«Conosco molto bene Terzi. Come ambasciatore ha fatto molto perché venisse sempre rispettato il diritto internazionale, anche per le nostre battaglie. Credo che davvero lui non fosse d'accordo».
È tutta colpa di Monti?
«È colpa di chi, per accordi economici, ha abbandonato due marò che hanno solo fatto il loro dovere. Hanno fatto ciò che era stato loro ordinato ed era loro compito fare».
Detto da un pacifista, pardon, volevo dire da un antimilitarista non violento, è una bomba?
«Martedì sarò alla manifestazione. Ditemi cosa devo fare: parlare, stare zitto e ascoltare, contribuire alle spese di affitto della sala... Qui non c'entra nulla l'antimilitarismo. Qui si tratta di una battaglia per il rispetto delle leggi internazionali e nazionali. E questa è una cosa che per noi radicali viene prima di tutto. Che è cosa ben diversa da quello che dicono i cattocomunisti, che hanno rovinato tutto».