«Rex», lungo le rotte diventate ormai leggenda

(...) lungo la rotta dei sentimenti generalmente condivisi, dal comandante Tarabotto al più giovane dei membri dell'equipaggio, fino a contagiare anche i passeggeri... Era questo, il «Rex», nella storia. Ed è rimasto tale nella leggenda, come sottolinea ora l'originale e documentato volume di Massimo Minella (De Ferrari editore) dedicato all'epopea del transatlantico a ottant'anni dalla conquista del «Blue Riband» e in occasione della mostra allestita a Palazzo San Giorgio dall'Autorità portuale. Chiarisce subito Minella - che è giornalista e scrittore esperto di esplorazioni geografiche e umane - nell'introduzione a «La leggenda del Rex-Dal Nastro Azzurro a Fellini, un viaggio nel mito»: «Non era la verità che mi affascinava, quanto la leggenda. Perché di leggenda è giusto parlare di fronte a un transatlantico le cui vicende lo rendono quasi umano». Fin dall'inizio, quando Genova venne coinvolta, in termini tecnici e di partecipazione emotiva, nella costruzione della «grande nave» che richiese nuovi spazi di cantiere e sapienza artigiana e industriale di prim'ordine. E fino al termine della sua gloriosa, ma breve esistenza: nel 1944, quando un bombardamento aereo decretò l'affondamento dello scafo davanti a Capodistria. Decretando anche, inconsapevolmente allora, ma indefinitamente, per il Rex e i suoi primati, l'epilogo della storia e il principio della leggenda.
Nelle pagine del libro le vicende autentiche del transatlantico scorrono come un romanzo, e personaggi da romanzo, ma altrettanto autentici, assumono la funzione di testimoni. In un continuo, intrigante alternarsi di realtà e mito, di sostanza e illusione, di fatti e sogni. Anche se forse, a un certo punto, prevalgono i sogni, destinati a memoria imperitura anche dopo il risveglio. E che il «Rex« fosse innanzi tutto e sia rimasto un sogno, bellissimo, indimenticabile, non c'è dubbio. Basta leggersi quello che raccontano - come fosse favola, anziché vita vissuta - Piero Ottone («quella mattina d'agosto del 1931... dal cantiere Ansaldo di Sestri Ponente, sta per essere varata la più grande di tutte, la più bella, la più imponente...»), Ezio Starnini, «l'ascensorista imbarcato nel viaggio inaugurale», Vezio Murialdi, «l'inviato speciale del quotidiano». E Giacomo Patrone, della storica ditta costruttrice di perfetti modellini di navi, ed Enrico Pinna «che ha curato il restyling di Ponte Andrea Doria, costruito nel 1933 proprio per ospitare il Rex». Ma Minella, con passione e puntiglio, raccoglie pure le riflessioni di Luigi Merlo, presidente dell'Authority, poi scova Redento Manzato, che «a quattro anni guarda fuori dalla finestra di casa i lampi delle bombe su una nave rovesciata a poche decine di metri dalla costa». Infine Minella incontra e «scandaglia» Bruno Zanin, il «Titta» del felliniano Amarcord. Come dire: la storia che viaggia sull'onda del mito. Come il Rex meritava. E merita ancora.