Sala rossa okkupata dagli anti-Doria

Non soltanto gli slogan «moratoria subito» «resistere agli sgomberi» «stop agli sfratti» «la casa è un diritto» ma anche gli insulti «marchese di m....» «non fai un c... per la povera gente» «sei uno s... come gli altri politici» e via via così.
Ore 15.30 di ieri. Prima srotolano e appendono lo striscione all'ingresso di Tursi in via Garibaldi. Poi salgono bellicosamente le scale del Palazzo del potere cittadino. Quindi fanno l'ennesima irruzione in Sala Rossa. Consiglio comunale interrotto e sospeso. Spintoni, urla, grida, striscioni, cartelli di protesta, volantini lanciati e sparsi ovunque.
A scatenare l'ira di una cinquantina di anarchici, centri sociali, no global e sfrattati, che hanno votato Doria sperando nella «discontinuità» della sinistra radical chic genovese, è la politica sociale di Marco Doria. Il sindaco di Genova è ostaggio degli estremisti, pure quando non c'è. Infatti, ieri era assente «giustificato» perché è a Barcellona per partecipare all'importantissimo meeting «Eu core net cities, le due città per un'azione congiunta in Europa in tema di infrastrutture ferroviarie».
A «salvare» i consiglieri e i lavori dell'assemblea genovese, è come al solito la dozzina di agenti della Digos e di altrettanti della polizia municipale, che su disposizione del presidente del consiglio Giorgio Guerello intervengono per sgomberare correttamente la tribuna del pubblico. Il comandante responsabile dei «cantuné» prende i nomi dei «rivoltosi» e fa l'annotazione di Polizia Giudiziaria, che viene inoltrata tempestivamente in Procura per la valutazione di eventuali reati.
Ormai è una scena che, nell'ultimo anno, è già stata vista tante altre volte. Negli ultimi tempi è sempre stato quasi così pure per i lavoratori delle partecipate del Comune, i disoccupati delle varie aziende genovesi, gli ambientalisti. Non c'è un'assemblea consiliare che non venga contestata dagli elettori della sinistra, estremisti o centristi che siano. Il sindaco rimane sulla poltrona traballante soltanto perché altrimenti si tornerebbe alle elezioni, ma non è detto che il Pd si spazientisca. D'altronde, Marco Doria era stato contestato l'altra settimana pure al Teatro della Tosse, dove quelli dei centri sociali, ma anche mamme sfrattate, residenti del centro storico, inquilini e lavoratori, avevano okkupato il palco, dove si sarebbe dovuto celebrare il compleanno del sindaco più attento agli ultimi.
«Invece non è cambiato niente – spiegano i giovani sfrattati e dei centri sociali – il marchese ci ha preso in giro. Non sa neanche come vive la gente povera e i genovesi che non ce la fanno più a sopravvivere. Per le strade c'è gente disperata, senza lavoro e che vorrebbe lavorare, ma neanche il sindaco fa nulla per loro. Anzi. Le case occupate sono spesso sfitte da anni e dopo lo sgombero da parte di Tursi, rimangono murate a tempo indeterminato perché il Comune non è in grado di farle utilizzare a chi ne ha diritto e bisogno. Nel 2010 ci sono state 3590 domande per la ottenere la casa popolare. Le assegnazioni sono state 219. Nel 2011 le domande sono state 3595. Le assegnazioni 207. Con Doria la situazione non è certo migliorata. Non si può pensare che un sindaco di sinistra mandi le famiglie per strada. Il Comune ignora perfino l'entità del suo patrimonio immobiliare e questo rende difficile il lavoro delle associazioni che aiutano gli sfrattati».
Secondo le ultime statistiche, nel 2011 le case sfitte a Genova erano 21mila. Nel 2012 il numero oscilla tra le 20mila e le 40mila unità e gli sfratti sono stati 1436. In occasione della giornata nazionale contro gli sfratti, ieri da via Garibaldi i contestatori sono andati in piazza De Ferrari, dove hanno montato quattro tende da campeggio.

Commenti

m.m.f

Mer, 19/06/2013 - 10:32

ma finalmente!