Salvarono gli alluvionati ma il Comune non le paga Quante aziende a rischio

È come se i genovesi dicessero al Comune che, visto che non ha ancora chiuso il bilancio, loro non pagheranno le tasse. Perché questo è quello che ha deciso di fare la giunta Doria: non pagare, non onorare i debiti. Fa quello che, a parti invertite (cioè con i cittadini al posto del sindaco e dell'assessore al Bilancio) avrebbe già portato all'emissione di una bella cartella esattoriale, con pignoramento dei beni da parte di Equitalia e, al limite, anche la galera.
Ma la legge vale per tutti tranne che per le istituzioni. Come lo Stato che dà degli evasori ai cittadini che non pagano il dovuto ma a sua volta non salda le fatture, così il Comune di Genova ha deciso di sospendere i pagamenti in attesa della definizione dell'assestamento del bilancio. Ecco perché oggi i rappresentanti di decine di costruttori aderenti all'Ance (assocostruttori) di Genova incontreranno, a Palazzo Tursi, l'assessore al Bilancio Franco Miceli.
Non si tratta peraltro di una sciocchezza. Solo da un piccolo rilevamento fatto su un campione di soci dell'Ance, è emerso che su 40 aziende che lavorano regolarmente per il Comune di Genova, i crediti vantati superano i 12 milioni di euro. Si tratta, per la maggior parte, di lavori ultimati ormai da mesi: interventi su edifici pubblici (soprattutto per la messa a norma di edifici scolastici, di immobili nel centro storico e nelle periferie), manutenzioni stradali (tra cui la realizzazione di nuovi percorsi pedonali, la pavimentazione di passeggiate, la messa in opera di marciapiedi etc.), opere di ripristino, ristrutturazione e riqualificazione.
«All'indomani dell'alluvione, gli abitanti di Sestri Ponente così come quelli di Marassi - dichiara Maurizio Senzioni, presidente di Ance Genova - sono potuti rientrare nelle loro case e ritornare ad una vita "quasi normale": questo è avvenuto per merito delle imprese edili che, su incarico del Comune, sono intervenute per riportare in sicurezza case, strade, rivi; ciò che i cittadini non sanno, è che i lavori sono stati interamente finanziati dalle imprese in quanto il Comune non ha ancora pagato quelle opere!».
Ecco perché i costruttori adesso hanno deciso di dire basta e di trattare il Comune come fosse un moroso qualsiasi. Per questo, assicura Senzioni, «se non verranno prese subito adeguate misure per pagare i debiti alle nostre imprese non resterà altro che richiedere l'adozione di decreti ingiuntivi, avviando una azione contenziosa di massa che già nei mesi scorsi è stata progettata dalla nostra Associazione nazionale». Chiudere per colpa di chi accusa gli altri di non pagare non è ammissibile.