Samp, i voti della stagione infinita Dalla paura al trionfo di Varese

(...) stati almeno una volta nella distinta arbitrale delle partite ufficiali (le due di Tim Cup, le quarantadue di campionato e le quattro di play-off) ed essere andati almeno in panchina. E i voti, come sempre, vanno dallo zero al dieci e non dal 5,5 per il peggiore al 6,5 per il trascinatore della stagione. Alcuni voti, ve ne accorgerete, sono eccessivi o provocatori, di quelli che poi scatenano i dibattiti nei siti internet. Nessun problema: è voluto, sempre voluto, fortissimamente voluto. E quei siti non li leggo.
Romero: quando gioca, fa paura. Sempre. Nel senso che ha una personalità e una furia agonistica, un’«arroganza» in campo, come è stata definita, davvero unica. E anche gli attaccanti preferiscono girargli al largo. Certo, poi, ci sono altre volte in cui fa paura e basta. Le ultime giornate di campionato, con il Pescara e a Varese, sono proprio il modello di questo Romero bis: errori grossolani e testa in Argentina. Certo, va capito: era abituato a giocare con Messi allenato da Maradona e si è trovato con Palombo, Atzori e Iachini. Comunque, voto 8,5.
Da Costa: su di lui aleggia sempre un certo scetticismo. Perchè nelle ultime giornate di serie A ha fatto peggio di Curci, anche se nessuno aveva il coraggio di dirlo; perchè è arrivato a Genova gratis dal fallimento dell’Ancona; perchè sostituire Romero è comunque difficile. E invece c’è stato, c’è stato sempre, tutte e venti le volte che serviva. Soprattutto c’è stato la notte di Modena, nel ritorno col Sassuolo e senza di lui saremmo qui a raccontare un’altra storia. Voto 9.
Fiorillo: a furia di dire che era il miglior portiere mai visto al mondo e che «come lui, solo Buffon» (giuro che si è letta davvero questa roba) l’hanno rovinato. Papere a Genova, male a Reggio Calabria, finito in panchina persino allo Spezia. Lui, poi, ha imparato dagli errori e si è tranquillizzato, tanto da diventare un secondo portiere e mezzo. Nel senso che sarebbe il terzo, ma le tante presenze all’estero di Romero, l’hanno trasformato in dodicesimo (e quindi secondo portiere) quasi fisso: per la precisione, fa dodici panchine in campionato e tre nei play-off. Senza voto, ma affidabile.
Padelli: e già, c’era pure lui a inizio stagione. Un altro con un grande futuro dietro le spalle, partito dal Liverpool e finito secondo a Udine, che è già una bella cosa. Fa una panchina in campionato, a Livorno, e due in Coppa Italia, contro Alessandria ed Empoli. Senza voto.
Berardi: arriva da Brescia per rinforzare la difesa. La indebolisce. Voto 3.
Castellini: questo lo scorso anno era alla Roma ai piani alti della serie A. Qui parte titolare, finisce in panchina, retrocede in tribuna, poi torna in panchina e di nuovo in tribuna. Nelle prime partite, fra l’altro, era sembrato anche affidabile, poi si perde. Dicono che sia un «uomo spogliatoio», certamente non è un «uomo campo». Voto 4,5.
Accardi: ogni volta che tocca palla, fa danni. Voto 2.
Costa: Atzori se lo porta dietro da Reggio Calabria e uno pensa che, se il tecnico lo stima tanto, questo Costa dev’essere un fenomeno. Non è un fenomeno. Voto 5.
Gastaldello: meriterebbe dieci per le sue doti come persona di grande umanità ed educazione, doti rare nel calcio, ma soprattutto per essersi tagliato l’ingaggio, senza grancassa e senza lacrime di attaccamento totale alla maglia. Poi, certo, incappa in partite come il primo tempo contro il Sassuolo che ti fanno chiedere se sia ancora Gastaldello. Ma, nonostante tutto, alla stagione, alla memoria di alcune sue straordinarie chiusure e ai due gol contro il Varese, voto 8,5.
Laczko: non fa mai sfracelli, ma nemmeno danni inenarrabili. Con quella faccia un po’ così che hanno quelli che sono arrivati a Genova, voto 5,5.
Mustafi: gioca una sola partita, contro il Varese. Che fa capire come mai gioca una sola partita, voto 5.
Gentsoglou: quando arriva a Genova, i giornalisti greci raccontano che non è un fenomeno e che la Sampdoria non si è aggiudicata un campione. I tecnici blucerchiati fanno di tutto per non smentirli e lo portano in panchina solo tre volte, contro il Verona, il Pescara e il Varese. E, forse, è meglio così. Senza voto.
Rispoli: tutti gli annuari lo spacciano come un difensore. A parte il fatto che non è un difensore e che ha dei piedi picassiani, è straordinario. Voto 9.
Rossini: Difensore fin troppo elegante, alterna cose straordinarie a errori incredibili. Comunque, si guadagna sul campo il posto da titolare, anche se la concorrenza è quella che è, voto 6.
Volta: è un mio cruccio personale, perchè io ho ancora negli occhi il Volta di Cesena, miglior giocatore della Serie B, capace di esordire in Champions League a Brema, fuori ruolo, cavandosela egregiamente e addirittura di segnare di testa ogni volta che serve. Non si risparmia mai ed è pure un ragazzo educato, quasi un Gastaldello minore. Poi, però, dopo la retrocessione, gli è scattato qualche strano meccanismo mentale che non lo fa giocare tranquillo. Da recuperare assolutamente, però. Col cuore a pezzi, voto 3,5.
Krsticic: passato alla storia perchè citato da Duccio Garrone per giustificare la vendita di Pazzini («vuole andarsene, in questo momento anche Krsticic farebbe meglio»), fa davvero meglio. E si guadagna dodici presenze. Voto 6.
Obiang: Pedro aveva iniziato addirittura titolare in serie A con Di Carlo. Poi, incomprensibilmente, era completamente sparito dalle mappe blucerchiate. Ci torna prepotentemente dopo il repulisti di gennaio, grazie ad Atzori, e prende il posto di Palombo. A volte, lo prende anche nel male e cioè quando viene esaltato a prescindere persino se fa il compitino. Comunque, lotta ed è in grado di fare passaggi millimetrici da cinquanta metri di distanza, finendo alla grande. In prospettiva, se non lo rovinano con gli elogi, è un vero campione. Voto 9.
Padalino: questo lo fischiano a prescindere e lo trattano come il figlio della serva capitato casualmente nella Samp, dimenticando che due anni fa era ai mondiali e la sua Svizzera fu l’unica formazione a battere i campioni della Spagna. Ma, nonostante i fischi, quando gioca è sempre fra i migliori e - prima di infortunarsi pesantemente - colleziona due presenze in Coppa Italia e tredici in campionato. Incompreso. Voto 7.
Munari: il suo arrivo fa la differenza a centrocampo. Non vuole perdere nemmeno a calciobalilla. Voto 7.
Renan: di secondo cognome fa Garcia ed è proprio come il sergente di Zorro. Onesto, ma non ti fa fare il salto di qualità, anche se finalmente c’è uno che batte bene gli angoli. Voto 6.
Semioli: è uno dei giocatori costati di più in assoluto alle casse doriane. La presenza in Coppa Italia e le 17 in campionato, non aiutano a capire tanto valore. Voto 4,5.
Soriano: presentato come un giocatore talentuoso e dai piedi buoni, in realtà si rivela un randellatore. Servono pure questi, ma risparmiateci l’elogio dell’eleganza. Più che Soriano, sembra siamese. Nel senso di gemello di uno di quei medianacci anni Settanta. Comunque, con le sue tredici presenze, voto 6,5.
Foggia: che vuoi dirgli? In almeno due partite, soprattutto quella di Ascoli, è decisivo con i suoi gol. Durante l’anno, a sprazzi, fa vedere un talento che non eravamo abituati a vedere. Però, spesso, è invece fumoso e barocco, alterno e discontinuo. O gli dai nove o gli dai tre, la media abbondante è voto 6,5.
Bentivoglio: ancor prima che si sapesse del suo coinvolgimento nel calcioscommesse, con le sue quindici presenze, non aveva mai fatto vedere niente di buono. Voto, ulteriormente abbassabile se venisse fuori che davvero era coinvolto nella compravendita delle partite, 1.
Dessena: questo è incredibile. Gioca otto partite in campionato e una in Coppa Italia senza mai guadagnarsi la sufficienza, nè qualcosa che le assomigli vagamente. Poi va a Cagliari e sembra De Rossi. Il voto per quello che si è visto in blucerchiato è 2.
Koman: sei presenze in campionato, una in Coppa Italia, il solito gioco da trottolino amoroso, determinante in positivo una sola volta, devastante il giorno che si fa espellere dopo essere entrato da poco. Da non rivedere, voto 2.
Sammarco: com’è, come non è, a ogni inizio stagione ce lo ritroviamo qui. Poi, fortunatamente, riparte subito. Stavolta, però, con le sue due presenze in Coppa Italia, realizza anche il gol decisivo nei supplementari contro l’Alessandria, meraviglioso, e così si guadagna il voto 7.
Poli: pure lui colleziona una presenza in Coppa Italia. Poi va all’Inter e si capisce perchè. Comunque, anche in blucerchiato, voto 7.
Palombo: è la vera zavorra della squadra. Non si riduce l’ingaggio, non fa nulla di degno del suo passato ed è il vero male oscuro della Samp, anche indipendentemente dalla sua volontà. Eppure, continuano a beatificarlo. Poi, va all’Inter, ma non si capisce perchè. Anzi, in nerazzurro, a un certo punto, non lo convocano nemmeno più e vede il campionato interista dalla tribuna di San Siro. Lo scorso anno si è concluso con lui che piangeva, questa volta finisce con lui che fa piangere. Il voto blucerchiato è alzato di un punto per la splendida partita contro il Padova, corredata anche da un gol: 2.
Juan Antonio: magari è discontinuo, magari è più fumo che arrosto, magari non si capisce bene che ruolo abbia. Però, è un piacere vederlo giocare. Voto 7,5.
Bertani: anche qui, come per Bentivoglio, il voto andrebbe scisso, valutando la vicenda del calcioscommesse, per cui finisce il suo campionato blucerchiato dietro le grate di una cella di un carcere, peraltro per fatti che sarebbero stati commessi con la maglia del Novara. Ma, per l’appunto, lasciamo perdere la cronaca nera ed occupiamoci di calcio. Fa le prime dieci partite in modo straordinario, poi sparisce letteralmente. Sia quando gioca, sia quando non gioca. Quindi, al netto delle scommesse, voto 4,5.
Eder: nelle prime partite gioca benissimo, ma non segna mai. Poi, segna anche. Lo ribadisco: signori, questo è il Calcio. Vale da solo il prezzo del biglietto. Voto 9,5.
Fornaroli: Bruno è sempre lì, trotterella, fa un po’ di casino in campo, si sbatte, si impegna ed è adorato dai tifosi, anche se non si capisce bene perchè. Comunque, colleziona undici presenze e si guadagna anche la sufficienza. Voto 6.
Icardi: la seconda presenza, quella da titolare, è imbarazzante. Ma il gol a Castellammare all’esordio in serie A, a soli dieci minuti dal suo ingresso, che permette di battere la Juve Stabia, è il suggello sulla certezza dei play-off. Anche solo per questo, voto 7.
Pellè: a volte è devastante, altre volte irritante. Però segna quattro gol pesanti, tiene sempre palla e merita voto 7.
Pozzi: se non passasse metà delle partite a mandare al diavolo questo e quell’altro e con le braccia alzate in aria reclamando rigori inesistenti, sarebbe uno straordinario campione. Comunque, i suoi gol sono tanti e pesantissimi. Voto 9.
Foti: tre presenze ed anche un gol, del tutto casuale, ma pur sempre gol. Anche solo per la fortuna, voto 6.
Maccarone: qui la storia è particolare. Lo fischiano appena tocca palla, ma non si merita tanta acredine. Anzi, si riduce l’ingaggio (unico, insieme a Gastaldello), si impregna sempre moltissimo, segna tre gol, più uno in Coppa Italia e a Empoli dimostra che non era finito. Comunque, voto 6,5.
Piovaccari: il fatto che quando passa al Brescia giochi discretamente bene, è un’aggravante. Voto 2,5.
Atzori: non lo cacciano quando meriterebbe di essere cacciato e lo cacciano dopo il Vicenza quando non lo meriterebbe. Ha il coraggio di insistere umanamente su Maccarone, il che gli costa moltissimo, e ha la zavorra Palombo. Voto 6.
Iachini: viene per spaccare il mondo e un po’ lo spacca. Gli chiedo scusa per le critiche visto che porta la Samp in serie A, ma rispetto ad Atzori ha il grande vantaggio di essere liberato da Palombo. Il gioco, comunque, rimane un’altra cosa. Mezzo voto in meno per il cappello. Voto 7.
Marangon: non è il terzino del Verona campione d’Italia e nemmeno il portiere Doni che di vero nome si chiamava Marangon, ma è il capo della comunicazione sampdoriana. Lavora seriamente e senza perdere la testa persino nei momenti più duri della stagione, firma il migliore giornalino societario d’Italia, scritto davvero bene, ha collaboratori d’eccezione. Fra gli altri, Federico Berlingheri, cuore e anima blucerchiata, che pensa sampdoriano prima ancora di esserlo, e Federica Ruggero, la cui vista rende potabili persino i pomeriggi passati a veder giocare Palombo e Bentivoglio. Il derby con la genoana Danila Bavastro sarà il vero spettacolo della prossima stagione.
Garrone, Duccio: ha la grande sensibilità di fare passo indietro, ma continua a metterci i soldi e soprattutto la passione. Meglio di così non potrebbe fare. Voto 9.
Garrone, Vittorio: il Fair-play Village, con giochi e specialità gastronomiche, è il migliore schema dell’anno. Voto 9.
Garrone, Edoardo: la pace fra società e tifosi è merito suo. E, persino con la pashmina a strisce e i gioielli della sua Anna, è completamente blucerchiato. La dedica a papà e il riconoscimento dei meriti di Duccio, mentre gli adulatori fanno a gara a dirgli tardivamente quanto è bravo, è la ciliegina sulla torta. Voto 9.
Sensibile e Teti: sbagliano tutto a luglio. Indovinano tutto a gennaio. La media fa voto 7.