Schianto mortale sull'A12 Il conducente torna libero

(...)di Bozzo, piantonato al San Martino in stato di choc, perché non c'è il pericolo di reiterazione del reato. Arrestato è già libero. Domani in tribunale è prevista comunque l'udienza per la convalida del fermo.
Quella di venerdì per i tre calciatori della Prima categoria, doveva essere una serata come tante. Un «chupito» dietro l'altro a 1 euro al «gotto». Una «vasca» dopo l'altra nei caruggi e caruggetti della città vecchia vagolando nei bar, baretti e supermarket gestiti dagli stranieri e autorizzati a vendere alcol a go-go e a basso prezzo. Tutti intorno a piazza delle Erbe. Il fulcro della «movida» genovese, che ogni fine settimana attira migliaia di giovani dalla città e dall'hinterland. Prevenzione culturale, posti di blocco, divieto di vendita di superalcolici, limiti d'orario a Genova non esistono. Perché piazza delle Erbe è la Woodstock del «chupito». E i giovani, tanti minorenni, arrivano a frotte. A notte inoltrata molti sono stesi lì per terra o barcollano per guadagnare la strada verso casa.
Come venerdì notte, quando la compagnia dei tre amici per la pelle lascia il deserto di Recco per raggiungere la Sin City al pesto. Alessio è il figlio del presidente. Si va a bere con la sua auto. Ormai lo sballo non è più la mariujana, va di moda il bicchierino. Un intruglio da bere tutto d'un fiato. Col fiato sul collo degli altri che ti fanno la «ola» mentre ti pizzica la gola, ti brucia lo stomaco e ti sballi il cervello. Arriva dal Sudamerica e negli States lo chiamano «shot». Un terzo di rum invecchiato, rum dorato e rum bianco, ma c'è chi ci mette la sambuca e il rum de «noatri» oppure la tequila o la vodka. Potentissimo. Con 5 euro per 5 drink sei già quasi steso al tappeto. La serata va avanti. L'incontro con altri giovani e le ragazze. D'altronde in inverno è così perché in estate lo sballo dello «shot» si sposta in riviera nei vari locali intorno a Santa Margherita.
Sono le tre e mezza. I caruggi si svuotano. La gente torna a casa. Gli altri due amici si buttano in auto a testa in giù. Alessio gira la chiave, mette in moto, si dirige verso il casello dell'A12. Una strada che conosce bene. Tutto tranquillo. Imbocca la corsia del Telepass. Riesce a mantenere dritta la barra della Lancia Y «fino al km 6+800 della galleria Quezzi». È una carreggiata scura che non finisce più. Un tunnel di morte che lo segnerà per tutta la vita. Arriva il colpo di sonno fatale. La testa va giù pure a lui. L'auto sbanda. Con il parafango anteriore destro urta il guard-rail. Secondo il commissario Giuseppe Rappa della polizia stradale, la Lancia Y viaggia tra i 100 e i 120 km/h. Un'andatura sostenuta, ma nei limiti di velocità previsti in quel tratto di autostrada. Il mondo di Alessio e dei compagni di squadra si capovolge in un attimo. Lui si sveglia e forse riesce ad aggrapparsi al volante. Carambola dopo carambola non viene sbalzato fuori. Luca e Simone, invece, sfondano i finestrini perché le cinture di sicurezza non sarebbero state allacciate. Un impatto tremendo sull'asfalto. Probabilmente morti sul colpo, dicono i volontari del «118» intervenuti quando ormai non c'era più niente da fare. Però Alessio ce la fa. Anche se riporta contusioni e un colpo di frusta: «È stato un colpo di sonno - dichiara sconvolto alla polizia stradale - non mi sono neanche accorto che andavo a sbattere». Nessun testimone. Le corsie sono libere. Gli investigatori stanno vagliando i filmati delle telecamere autostradali per ricostruire con certezza il percorso e le dinamiche esatte dell'incidente.