La «scure fiscale» s'abbatte sulla storica azienda ligure

Doppia sconfitta fiscale della storica azienda Sutter, di proprietà di una notissima famiglia genovese d'origine svizzera, che è stata condannata dalla Commissione tributaria di primo grado di Alessandria al pagamento di una somma complessiva di circa 11 milioni di euro (oltre a 13mila euro di spese), condanna confermata di recente dalla Commissione tributaria regionale della Liguria. Tutto questo, in quanto a carico della Sutter - o meglio: della Sutter Industries Spa, cui la capogruppo Sutter Finanziaria aveva conferito il proprio ramo d'azienda costituito da tutte le attività possedute ad eccezione dei marchi - è stata accertata «l'esistenza di una frode consistita nel porre in essere singoli ed autonomi atti, tra di loro strettamente collegati, al fine di consentire ad una compagine di nuova formazione di proseguire l'attività del gruppo imprenditoriale utilizzando i marchi senza però averne acquistato la proprietà».
Per effetto di questa «deduzione», la Commissione tributaria provinciale di Alessandria ha respinto il ricorso della Sutter - difesa dal collegio di avvocati milanesi Cremona, Alberico, Metrangolo, Pirola e Russo - avverso gli «avvisi con i quali l'Agenzia delle Entrate, per l'anno d'imposta 2006, accertava a carico della società presunte maggiori imposte sul reddito e sulle attività produttive con conseguente applicazione di interessi ed irrogazione di sanzioni per complessivi 6 milioni e 669.272, 47 euro, mentre, per l'anno 2005, imputava a carico della ricorrente una presunta maggiore Iva con conseguente applicazione di interessi ed irrogazione di sanzioni per complessivi 4 milioni e 159.993, 16 euro».
In sostanza, il problema sarebbero i marchi. Spiega infatti la Commissione tributaria provinciale che «detti marchi non erano rientrati nel conferimento del ramo d'azienda, ma erano stati oggetto di separata vendita da parte di Sutter Finanziaria a favore di Selmabipiemme Leasing, con l'interposizione del Gruppo Mythos, e dall'acquirente nel 2005 erano stati poi concessi in locazione finanziaria ad una società con sede in Portogallo la quale, nel 2004, era stata acquistata da Sutter International Group. Nel 2006, inoltre - spiega sempre la Commissione tributaria provinciale di Alessandria - dopo aver acquistato i marchi della società di leasing dalla quale li aveva avuti in locazione finanziaria, la società portoghese stipulava con Sutter Industries un contratto di licenza d'uso attraverso il quale la seconda poteva di fatto continuare a utilizzare i marchi senza mai averli acquistati».
La frode, pertanto, a giudizio degli accertatori dell'Agenzia delle Entrate, sarebbe consistita nel complesso numero di operazioni descritte, finalizzate ad evitare una consistente plusvalenza che sarebbe invece conseguita dalla cessione dei marchi tra le società del gruppo con rilevanza sia ai fini Iva sia a quelli delle Imposte dirette.
A seguito, dunque, delle verifiche, l'Agenzia delle Entrate di Alessandria provvedeva a inoltrare alla Procura della Repubblica presso il tribunale locale apposita segnalazione di reato e a notificare gli avvisi di accertamento. Contro cui la Sutter ha inoltrato ricorso sostenendo, innanzi tutto, la propria totale estraneità alla condotta fiscalmente illecita contestata al Gruppo Mythos e alle operazioni aventi per oggetto al cessione dei marchi in quanto da lei né venduti, né acquistati. La Sutter negava inoltre che ci fosse stato alcun «intento elusivo» nelle operazioni contestate che sarebbero state «motivate dall'esigenza di procedere a un disinvestimento parziale da parte del socio e al reperimento di risorse finanziarie tali da non comportare la compromissione dell'operatività del Gruppo Sutter».Nettamente diverso il parere dell'Agenzia delle Entrate, secondo cui, nel caso di Sutter, si evidenziava «un complesso coacervo di operazioni finalizzate alla creazione di nuove società nelle quali far confluire rami di azienda o parte di attività sempre e per il tramite del Gruppo Mythos, con fini incontestabilmente elusivi». Da tutto ciò, «la più volte ritenuta fittizietà del conferimento del ramo d'azienda, che non avrebbe trovato giustificazione in semplici ragioni economiche bensì e solamente nell'esigenza di trasferire a un diverso soggetto, creato a quel solo e preciso scopo, il reale contenuto economico di Sutter Finanziaria e cioè il valore dei marchi».