Se andare a Quinto al Mare è fare un viaggio esistenziale

(...) Il viaggio, fra l’altro, è molto semplice. All’interno del Comune di Genova, anche se il protagonista della storia, Gianfranco Rovani, direbbe con legittimo orgoglio che qui siamo «a Quinto al Mare», secondo l’antica dizione antecedente alla Grande Genova, che nel suo cuore non è mai scattata.
Quindi, ci si arriva facilmente. In treno stazione di Genova Quinto al Mare, in autobus con il 15, a piedi o in auto in via Gianelli 100 rosso, sul lato di fronte al mare. Ed entrando nella galleria di Gianfranco si entra in un mondo a parte, dove le contraddizioni sono ricchezze, dove gli ossimori sono la vita: e così, ad esempio, parlando con lui è possibile perdersi con i racconti delle storie antiche, delle tradizioni delle confraternite, dei riti medievali, del passato più bello da incontrare e da raccontare. Ma, contemporaneamente, è impossibile non notare il suo amore per l’arte contemporanea, la sua scelta delle opere più ardite, il suo precorrere i tempi e le storie. Insomma, funziona esattamente come nel pensiero di Bernardo di Chartes, del nostro essere «nani sulle spalle dei giganti»: Rovani usa il passato per guardare al futuro.
Anche se non avete alcuna intenzione di acquistare quadri (ma non vi assicuro che non lo farete, perchè è facile innamorarsi di alcune delle opere di cui Rovani si è innamorato prima di noi), una visita in galleria merita assolutamente il viaggio. Certo, avendo a disposizione una certa quantità di tempo, visto che Gianfranco è uno straordinario affabulatore, capace di rapirvi per ore ed ore. Quindi, se un giorno siete di fretta, rinviate al successivo. Qui dentro, come in una grotta delle favole, si perde la cognizione del tempo.
E poi, una volta persa la dimensione temporale, si perde anche quella spaziale. Perchè Rovani, senza tirarsela da quello che parla difficile e probabilmente senza aver mai pronunciato l’orrida parola glocal, è l’uomo più glocal che io conosca. Attaccato, attaccatissimo all’identità quintese, ma aperto al mondo, tanto da aver fondato l’associazione «Columbus de terra rubra» che rivendica i natali a Quinto dello scopritore dell’America, con tanto di documenti, ricerche storiche e documentazioni. E, in nome di questa identità, spazia per il mondo: ad esempio, anni fa, l’associazione è stata ricevuta Oltreoceano con tutti i crismi.
Unica differenza rispetto alle parate di Stato, è che qui i soldi sono tutti privati. E la passione è inversamente proporzionale alle passerelle dei politici. Tanto che le fotografie dell’impegno e della foga oratoria di pezzi da novanta come Paolo Emilio Taviani e di Alfredo Biondi - certamente due che non possono essere accusati di non essere stati attaccati realmente e non per opportunismo alla difesa rispettivamente di Colombo e di Quinto al Mare - non sono i soggetti dell’iconografia da muro di Rovani, ma i complementi oggetto. Il soggetto è proprio la passione di Gianfranco e di tutta la sua famiglia, suo fratello agente immobiliare, sua nipote Claudia ex assessore alla cultura del Municipio Levante, per l’identità quintese.
Nella galleria di Rovani, accanto a quadri straordinari, sono affisse le foto di pezzi di storia e di cronaca, che fanno il paio con i racconti di Gianfranco. Tanto che vale la pena di ricordare due aneddoti raccontati da Luisa Castellini proprio per il Giornale. Il giorno in cui Rovani fermò bruscamente il presidente Pertini che aveva conosciuto ai tavoli di Cicchetti, proprio a Quinto, parlandogli in genovese e il giorno in cui Oscar Tacchi, ex attaccante del Genoa squalificato per quella partita, passò in galleria una domenica e, scherzando, mentre dal transistor uscivano le voci di Tutto il calcio minuto per minuto, disse: «Per ogni rete che facciamo, ti compro un quadro». Per la gioia del Genoa e di Rovani, quel giorno i rossoblù fecero tre gol e Tacchi tornò a casa carico d’arte. Fra l’altro, vedendo anche il gusto con cui arreda le sue vetrine, da ultimo ad esempio con una serie di strumenti di legno davvero belli, credo che l’attaccante abbia fatto pure ottimi affari.
Erano altri tempi, tempi in cui la galleria restava sempre aperta la domenica perchè c’era un giro incredibile di appassionati d’arte che compravano sempre. Tempi in cui, come dimostrano altre foto appese ai muri, alle manifestazioni quintesi organizzate da Rovani partecipavano migliaia e migliaia di persone, con tanto di sponsorizzazione ufficiale del Fernet Branca, «che dava venti milioni alla volta». Tempi in cui a Quinto si andava ancora in villeggiatura e ci si innamorava anche venendo da fuori.
Tempi, in una parola, in cui Genova era Genova e non aveva iniziato questo lento e inesorabile declino a cui ci piace pensare che si possa ancora reagire.
Se fate una visita nello studio di Rovani, oltre ai quadri, alcuni bellissimi, forse potete acquistare degli anticorpi per reagire.