Se Grillo facesse un salto indietro nel tempo

(...) del quartiere di S. Fruttuoso, quando insieme ai suoi altrettanto disperati compagni di gioco, Beppe si divertiva a creare macchiette, a travestirsi, insomma cominciava a diventare uomo da palcoscenico. I suoi amici di allora (che vedete nella foto) erano gli «Zippe» (Zippe: da zio Giuseppe - zio Beppe - zibeppe - zippe, un neologismo creato proprio da quel gruppo di piazza Martinez per indicare i meridionali) di quegli anni, cioè i meridionali che vivevano a Genova che erano arrivati dal Sud, lavoravano in porto e cantavano pensando di pronunciare perfettamente il dialetto genovese.
La famosa canzone «Ma se che penzu» in dialetto genovese-meridionale (la ricordate?) l'aveva in verità inventata un grande amico di Beppe, allora, cioè Orlando Portento. Era lui, in quegli anni, il vero personaggio divertente, geniale, eclettico. I suoi monologhi erano spassosi, originali. Ovviamente era roba da bar, da giardinetti come erano quelli spelacchiati di piazza Martinez. Ma già da allora si intravedeva l'arguzia, l'abilità e il grande fiuto di Beppe nel «copiare», nell'appropriarsi di storie, battute, ballate di altri e di farle sue, con una capacità interpretativa eccezionale. Chi ha vissuto quegli anni e conosciuto la «banda» di Martinez non può dimenticare gli amici di allora, come Rolly, il Lucido, il Mec ed ovviamente Grillo. Ma non può neppure dimenticare le «performance» di Orlando.
Poi tutto cambiò, perché passando gli anni, Grillo divenne celebre e Orlando pensava di fare la stessa strada, ma sbagliò tante cose: rimase in lui una grande rabbia e, perché no, anche un certo «odio» nei confronti di colui che gli prese tutte le sue più geniali trovate con le quali riuscì ad affermarsi. In verità, stando anche a certe testimonianze (leggi il bel libro di Bottaro e Faloppi «...e di sera andavamo all'Instabile» i «non informati» credono che tutti i repertori di Grillo fossero farina del suo sacco, ma non era esattamente così. L'abilità del Beppe è stata sempre quella di «pescare» in repertori altrui, magari dimenticati, e rispolverarli sul suo metro. Naturalmente per chi ha sempre amato ridere e divertirsi con Beppe, queste «verità» interessano poco. Tuttavia hanno un loro significato: Grillo ha «rubato» (si fa per dire) anche ad illustri artisti. Come ricordano Bottaro e Faloppi, il fratello di Beppe, Andrea, faceva il rappresentante di dischi per la «Ricordi» e fra gli autori della Casa discografica c'erano Duilio Del Prete e Pippo Franco, allora illustri sconosciuti. Ebbene proprio da alcune loro esecuzioni, Grillo, prese gli appunti che lo portò al successo. Canzoni di Pippo Franco come «Cesso», «Quel vagone per Frosinone», «America», «Ninna nanna», e ancora «L'Isula» di Del Prete che fu uno dei grandi successi di Beppe. La lanciò al «Caladium», uno scantinato di allora in via Santa Zita, dove imperversava un altro protagonista delle disperate notti genovesi, Marcello Ulivi.
Tutti pensavamo che queste canzoni fossero di Beppe e lui su queste creò la sua fama. Tentò anche di far sua una canzone di Gaber, ma su questo versante nessuno ci cascò. Si narra anche che una sera Pippo Franco venne ai Capo Marina di Corso Italia e non capì perché pochi ridevano al suo repertorio e sentì sussurrare: «Ma guarda quel romano che viene da noi a fare il repertorio di Grillo... e lo avranno anche pagato bene». Fanno parte questi racconti della solita leggenda metropolitana, ovviamente, tuttavia resta un dato: che comunque la differenza fra Grillo e tutti gli altri che in quegli anni cercavano il successo, era comunque abissale. Grillo era Grillo e poi questo impegno per lui non era un lavoro, se andava male un posto lo avrebbe sempre trovato nella sua azienda paterna. E per questo ha avuto anche successo, perché i soldi che guadagnava servivano solo per la benzina della sua Porsche Carrera. Insomma era un riccone, che amava divertirsi e divertire.
Da quel ciuffo ribelle della foto, da quegli amici con la valigia da emigranti, da quell'Orlando Portento (rimasto più che mai suo acerrimo nemico) sono passati tanti anni. Chissà se, rivedendosi in quella foto, Grillo avrebbe preferito avere sempre amici come il Rolly, come il Lucido o anche come l'Orlando, piuttosto che i Bersani, i Casini... i Di Pietro...