Se i Cinque Stelle minano i posti di lavoro in Liguria

(...) In questo quadro, è surreale che - dopo la battaglia contro gli F35 - la nuova frontiera parlamentare del MoVimento Cinque Stelle sia la mozione al Senato per bloccare il programma Fremm, le dieci fregate multifunzione che rinnoveranno completamente il parco-navi della Marina Militare italiana. Il presidente del gruppo grillino al Senato (o di ciò che ne rimane, dopo lo stillicidio quotidiano di addii) Nicola Morra ed Elisa Bulgarelli hanno infatti presentato una mozione per «bloccare gli acquisti delle quattro navi non ancora pagate». La senatrice è lirica: «La frase del ministro della Difesa Mario Mauro “amare la pace, armare la pace“ è demenziale. La pace si fa con il dialogo e con il rispetto, non con le armi. Non facciamoci fregare, quei sei miliardi di risorse in un momento di crisi servono per le piccole imprese e i servizi sociali».
Ecco, proprio da qui vorrei partire. Perchè le Fremm, per chi ci lavora, sono proprio vita, sono il miglior servizio sociale possibile. Soprattutto in Liguria, al netto di ogni demagogia. Penso, naturalmente, a tutte le maestranze dei cantieri Fincantieri di Riva Trigoso e del Muggiano e della direzione Navi Militari di via Cipro a Genova, universalmente riconosciute fra le maggiori eccellenze italiane. Ma penso anche a Selex ES di Finmeccanica che, dopo aver festeggiato proprio ieri la positiva conclusione della trattativa sindacale - esattamente come avevamo auspicato su queste colonne, con le parole esagerate del sindaco Doria che rischiavano di mettere in pericolo l'accordo - pensa proprio anche al progetto Fremm per ottenere nuove commesse.
In entrambi i casi, stiamo parlando di posti di lavoro veri, seri, concreti, puliti, onesti. Posti di lavoro di cui l'Italia deve essere fiera, proprio perchè si tratta di un'eccellenza assoluta. Ma, insieme alle corazzate dell'industria di Stato, ci sono anche le «piccole imprese» evocate dai Cinque Stelle, tutto il mondo dell'indotto che ruota attorno alle Fremm, che va dal barista davanti agli stabilimenti di Sestri Levante e della Spezia, a tanta componentistica di precisione che viene acquistata proprio dalle aziende che costituiscono la vera spina dorsale del nostro Paese.
In questo quadro, quindi, diventa particolarmente significativa e doppiamente festosa e importante la cerimonia di oggi a Riva Trigoso per il varo della nuova fregata multifunzione del programma italo francese Fremm. Sarà intitolata a Carlo Margottini, la cui nipote Stefania Portaccio sarà la madrina della giornata, ed è la terza della serie. Insieme a lei ci sarà mezza giunta regionale (Claudio Burlando, Giovanni Boitano, Renzo Guccinelli e Pippo Rossetti, un esercito sì, ma di assessori), due ammiragli (il capo di stato maggiore della Difesa Binelli Mantelli e quello della Marina De Giorgi), l'ammiraglia sottosegretario alla Difesa Roberta Pinotti e il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando, che sta crescendo di giorno in giorno, sempre meno ex diessino doc e sempre più uomo di governo. E non potrei fargli complimento migliore.
Poi, ci sarà Giuseppe Bono, che di questo varo è un po' il papà e la mamma insieme. L'amministratore delegato di Fincantieri, appena riconfermato senza nemmeno pensarci cinque minuti dalla Cassa Depositi e prestiti, grazie agli ottimi risultati raggiunti, ha creduto nel progetto Fremm più di tutti, anche quando sembrava affondare, fra crisi e dubbi sugli stanziamenti. Quella di oggi è soprattutto sua una vittoria. E c'è da scommettere che, sulla tolda della Fremm, sparerà contro la demagogia. Difficile fermarlo, quando è carico a pallettoni dialettici.
(1-continua)