Se la miglior terapia per i bimbi è salpare a bordo di una nave

Gioco, «teatro terapia» e attività di bordo per acquisire autostima e indipendenza. Dodici bambini in cura al Gaslini diventano membri effettivi dell'equipaggio del brigantino di 61 metri che lo Yacht Club Italia e la Marina Militare uniti nella Fondazione «Tender To Nave Italia onlus» hanno destinato alle persone più fragili, affette da disagi fisici e psichici. L'avventura dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni trattati per patologia del sistema nervoso centrale è cominciata ieri quando salpando a bordo di Nave Italia dal Molo Vecchio del Porto Antico hanno cominciato a veleggiare per quattro giorni, destinazione Civitavecchia. Un progetto quello di Nave Italia iniziato nel 2010 per responsabilizzare i ragazzi a gestire in prima persona le loro patologie e ad accrescere autostima e maggiore consapevolezza delle loro potenzialità fisiche e sociali.
Ad accompagnarli, oltre all'equipaggio della Marina, anche un medico, un'infermiera e un animatore teatrale che coinvolgeranno i ragazzi in attività che diventerà poi un film.
«Dodici adolescenti che hanno una storia di tumori celebrali da cui però sono guariti - spiega Natascia Di Iorgi responsabile del progetto e ricercatrice universitaria presso il Centro di Endocrinologia della Clinica Pediatrica del Gaslini - Una storia che ha portato loro degli effetti secondari, nello specifico endocrinopatie, quindi di base sono dei malati cronici che cercano di essere normali e che devono essere normali».
All'Istituto Gaslini esiste da tempo un team multidisciplinare nato dalla collaborazione tra Unità Operativa Dipartimentale di Endocrinologia della Clinica Pediatrica diretta da Mohamad Maghnie, i reparti di Neurochirurgia diretta da Armando Cama e di Neuro-Oncologia con a capo Maria Luisa Garrè che si occupa di patologie endocraniche. Patologie che rappresentano una delle maggiori cause di mortalità e morbilità nei bambini. Le attuali tecniche neurochirurgiche hanno migliorato le probabilità di guarigione a lungo termine e ridotto le eventuali conseguenze neurologiche. Ma le complicanze rappresentano il maggior costo della guarigione. Ed è nell'ambito della politica assistenziale intrapresa dall'Istituto Gaslini ai pazienti e alle loro famiglie che si inserisce il progetto di Nave Italia. «Il contatto con il mare, con un equipaggio della Marina Militare che fornisce delle regole e che si comporterà con loro, come con chiunque altro, rafforzerà l'autostima - aggiunge Di Iorgi -. Lavoreranno con l'equipaggio, apriranno le vele, lavoreranno in cucina, prepareranno la tavola e puliranno il ponte. All'interno di questo programma terapeutico si inserisce anche un'altra iniziativa: "il teatro terapia". Insieme per accrescere l'autocoscienza e indipendenza». E tra i ragazzi in navigazione c'è anche Anna che partecipa al progetto per la seconda volta. «Un'esperienza che l'ha cambiata profondamente - spiega la mamma Palmira Forleo -; iniziativa terapeutica per lei ma anche per noi genitori . Spero possa continuare con l'aiuto di quanti hanno permesso la realizzazione a cui va un grazie molto sentito». Ieri mattina a salutare i ragazzi c'era anche Giovanni Marengo direttore generale della Fondazione Tender to Nave Italia onlus che ha spiegato: «portiamo avanti progetti che si rivolgono a persone che hanno problemi di svantaggio sociale o di salute mentale o fisica, ai quali cerchiamo di offrire qualcosa di straordinario come nel caso di Nave Italia, i cui risultati, dal punto di vista del ritorno dei benefici sono importanti». Soddisfazione è stata espressa anche dal capitano Paolo Saccenti che ha indicato: «la Marina al servizio dei più deboli. Un impegno forte e coinvolgente». Di «iniziativa capace di dare corpo a tante parole che spesso diciamo e alle quali però non riusciamo a dare un contenuto coerente e concreto» ha parlato il Prefetto di Genova Francesco Antonio Musolino. «Un progetto che mette insieme solidarietà, istituzioni e fantasia. Bisognerebbe proporre iniziative del genere anche a categorie come quella dei prefetti per rendersi conto cosa significa collaborare», ha concluso con una battuta il Prefetto.