«Se serve sono pronto a guidare il Pdl in Liguria»

«Sia chiaro: la mia non è un'autocandidatura».
Non ci sta a fare il primo della classe l'onorevole Sandro Biasotti, e ci tiene a sgomberare il campo dalle interpretazioni maligne. Ma si mette a disposizione: se serve, lui fa sapere che ci sarà.
«Se Berlusconi, Alfano, Verdini, i consiglieri regionali, mi chiamassero, sono a disposizione per guidare il Pdl in Liguria ad alcune condizioni: che ci sia unità, voglia di cambiare pagina e stop a polemiche interne». Biasotti, ex governatore della Liguria prima dell'era Burlando, dice chiaro e tondo che lui a Roma ci sta bene, e il lavoro in Parlamento gli basta. Ma non può far finta di non vedere i problemi e la richiesta di rinnovamento che arriva anche dagli elettori, che hanno mostrato un certo disamore nelle ultime amministrative del Ponente ligure, lasciando le roccaforti azzurre alla sinistra.
«Se devo dare una mano al partito sono pronto - dice Biasotti - sono un fondatore del Pdl. Oggi il partito è lacerato da divisioni antiche e recenti, e d'ora in poi se serve sarò disponibile, però le condizioni devono essere chiare: prima o poi dovremo discuterne, il problema che c'è in Liguria, c'è in altre parti d'Italia». Biasotti ammette che «il Pdl nazionale ha un po' nicchiato fino ad oggi sulla riorganizzazione del partito sul territorio. «Ci sono stati problemi organizzativi generali e anche problemi giudiziari evidenti a tutti - dice - ma prima o poi verrà il momento delle decisioni, anche per la Liguria, e in quel momento si dovranno mettere da parte le divisioni e cercare tutti insieme di impegnarsi per l'obiettivo comune». Se nell'estate si dovesse rifondare Forza Italia sarebbe quello il momento per ripartire con nomi nuovi, e «sarebbe anche abbastanza indolore». «Il Pdl non è morto - aggiunge - si pensa a un successore di Berlusconi perché è giusto che sia così, Marina Berlusconi io non la conosco se non occasionalmente, è una persona di grande valore, suo papà comincia ad avere una certa età, è stanco e assediato, quindi Marina potrebbe essere un'ottima soluzione».
Ma se non fosse Biasotti il nuovo coordinatore ligure? «Io credo che potrei consigliare tantissimi nomi, ci sono ottimi consiglieri regionali, comunali, anche provinciali». E in caso di nuove nomine si potrebbe riportare il baricentro del partito anche più verso il capoluogo: «Abbiamo avuto coordinatori che non sono genovesi, forse ora si potrebbe pensare un po' di più anche al 55 per cento dell'elettorato del Pdl che è proprio nel genovesato, non sarebbe male», suggerisce Biasotti. Il futuro del Pdl in Liguria, insomma, è tutto da scrivere.