Se uno stipendio spinge verso l'usura

(...) affinché non cadano nelle mani degli usurai - spiega Montani - e nel primo trimestre di quest'anno le richieste sono cresciute del 35 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso».
In cifre, sono circa 1.200 le richieste che arrivavano in media alla Fondazione ogni anno negli ultimi tempi, ma con il trend attuale alla fine del 2013 potrebbero diventare oltre 1.600. Una crescita drammatica che non riguarda - si badi bene - il ceto sociale più basso, i senza dimora o chi è completamente senza reddito. «Per loro c'è la Caritas o associazioni simili, la nostra missione è un'altra», avverte Montano, alla guida della fondazione dal primo momento. Adesso bussano da lui le famiglie monoreddito che, pur avendo uno stipendio su cui contare, non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena. «Noi prestiamo somme di denaro con interessi minimi, o diamo denaro anche a fondo perduto, ma soltanto nei casi in cui il nostro intervento sia risolutivo», spiega Montani, precisando come chi ha perso il lavoro non può essere un candidato al prestito, visto che non lo potrà restituire.
Il bilancio della Fondazione Antiusura è di circa un milione all'anno, e il 65 per cento degli interventi avviene su Genova. Quando la Fondazione riceve una richiesta di aiuto verifica le condizioni della famiglia interessata, e vede se, grazie alla somma erogata, la situazione di emergenza potrà rientrare e non ripresentarsi. «In quel caso interveniamo con diversi progetti, anche garantendo preso le banche per prestiti a interessi inferiori al 4 per cento per somme fino a 30mila euro da rimborsare entro 6 anni - spiega Montani - Inoltre da due o tre mesi la Carige ha messo a disposizione un plafond per prestiti diretti senza interessi fino a 5mila euro». Alla fine solo il 40 per cento delle persone che arrivano riesce ad ottenere il prestito, mentre per un altro dieci per cento la soluzione arriva senza esborso da parte della Fondazione, solo con la consulenza del personale della fondazione. Per la metà delle richieste non c'è nulla da fare, mancano le condizioni minime affinché il prestito possa essere restituito.
«Sarà un anno tremendo anche il 2014 - preannuncia Montani - anche perché ammesso che si esca da questa crisi le fasce deboli sono le ultime che si rialzeranno e già sono state le prime a cadere».Monica Bottino