SEGUE DA PAGINA 45

(...) non tutti gli eletti del Pdl leggono il Giornale. E non avrebbero potuto trovare la notizia da nessun’altra parte o quasi, visto che, ad occhio e croce, l’informazione giovedì ha dedicato i seguenti spazi al caso dell’aborto «urgente»: un articolo a pagina 11 di Avvenire e due pezzetti sulle cronache savonesi di Secolo XIX e Stampa.
Eppure, io credo che sia uno scandalo. Ho aspettato qualche giorno a denunciarlo, sperando in una qualche resipiscenza dell’informazione, ma niente. In una città e in una regione che fabbricano quotidianamente scandali falsi, la violazione di una legge dello Stato è uno scandalo vero. Soprattutto, se è la violazione della legge 194-1978 che è nota come legge sull’aborto, ma che fin dal titolo, dice tutta un’altra cosa: «Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza».
Sul resto, lascio parlare proprio la legge. Senza strumentalizzazioni, senza dotti commenti, senza interpretazioni. Solo la legge, o almeno i punti della legge che riguardano direttamente il caso denunciato da Federvita ad Albenga.
Articolo 1: «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le Regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonchè altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite».
Articolo 2: «I consultori familiari assistono la donna in stato di gravidanza: d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza».
Articolo 5: «Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari, di esaminare con la donna (...) le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza (...)».
E ancora: «Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare l’interruzione di gravidanza».
Altrimenti: «Se non viene riscontrato il caso di urgenza, il medico invita la donna a soprassedere per sette giorni».
La signora di Albenga che ha avuto il certificato «urgente» non era incinta.