SEGUE DA PAGINA 45

(...) quello che è di Marta, di Alessandro e di Claudio, questi dubbi me li avrebbe spazzati via tutti d’un colpo la mail di Antonio Di Pietro a tutti i suoi deputati, alcuni dei quali - come il ligure Giovanni Paladini, certo uno dei più moderati e ragionevoli nell’Italia dei Valori, non un pasdaran o un ultrà degli urlatori - avevano votato un provvedimento del governo che ritenevano condivisibile.
Ha scritto Tonino (il corsivo è nostro): «Al fine di evitare che in futuro si cada ancora in banali (ma gravi) errori, vi prego di attenervi alla seguente ed elementare regola: noi siamo all’opposizione e, quindi, non dobbiamo mai votare i provvedimenti della maggioranza, salvo che non ci sia una mia formale disposizione».
Discorso che fa il paio con un altro che ho ascoltato da esponenti del Pdl ligure, persone che pure stimo, ma che difendevano persone e situazioni indifendibili, gente che non ha nulla a che vedere con il Dna garantista e liberale del Pdl. E alle mie obiezioni, riconoscendo l’indifendibilità di questa gente, mi replicavano: «È vero, sono indifendibili. Ma attaccano la Vincenzi e Burlando e quindi sto dalla loro parte. I nemici di Burlando e della Vincenzi sono i miei amici».
Non so cosa pensate di Di Pietro o di questo ragionamento. Ma sono orgoglioso di pensare in un altro modo. Sono orgoglioso di pensare che, maggioranza od opposizione, si valuta un provvedimento, una scelta, una legge, una persona, per quello che è e per quello che vale. Non per la maglietta che porta.