La sfida di Imperia chiude tra le provocazioni

ImperiaTutto pronto per l'ultimo atto, oggi e domani, delle elezioni amministrative di Imperia, dove al ballottaggio si sfideranno l'ingegnere Carlo Capacci, candidato sindaco di un'insolita «grosse koalition» formata da Pd, ex An, ex Pdl (nella quale troviamo il candidato più votato al primo turno, ossia Paolo Strescino, l'ultimo primo cittadino di Imperia, eletto dal Popolo della Libertà e in rotta con Claudio Scajola), Psi e liste civiche contro l'avvocato Erminio Annoni il candidato sindaco «ufficiale» del centro destra. Due settimane fa, al primo turno eravamo rimasti cosi: con Capacci avanti col 46,83% dei voti seguito da Annoni di Pdl, Lega Nord e Montiani fermo al 28,20% dei voti. Un distacco di circa 4mila voti che oggi e domani il centro destra imperiese cercherà di recuperare e superare, sperando che gli appelli al voto, insieme alle lettere del Presidente Berlusconi a sostegno di Erminio Annoni, recapitate agli elettori imperiesi, siano serviti a non far cambiare il vento.
Infatti il candidato sindaco «civico progressista» di Imperia, nei suoi comizi non ha fatto altro che ripetere uno slogan che a Giuliano Pisapia nella sua corsa a sindaco di Milano portò molto bene, ossia «cambia il vento». Nella serata di chiusura della campagna elettorale Capacci non le ha mandate a dire al centro destra imperiese: «Annoni ha detto che si ricandiderà tra due anni perché questa amministrazione durerà due anni. Non è vero, dureremo cinque anni, mettetevelo in testa. La paura è passata, è andata dall'altra parte e ce l'hanno loro; ho notato una cosa, tutta Italia ci sta seguendo, l'ho notato da molti particolari. Noi siamo e saremo un modello per tutta Italia». Nel corso del comizio ha poi esternato una lunga serie di affermazioni al veleno contro i rappresentanti della famiglia Scajola, di fatto congedando dalla politica sia i fratelli Claudio e Alessandro, sia Marco, attuale consigliere regionale del Pdl, accusato di aver tradito la sua amicizia.
Erminio Annoni invece ha affermato nel suo comizio di chiusura nel cuore di Oneglia: «Forse la mia inesperienza non ha fatto giungere il messaggio agli imperiesi. Ho provato a farglielo arrivare di nuovo questo nostro messaggio che è chiaro, semplice pulito: “La vogliamo salvare Imperia, o no?” Perché qua o la salviamo oppure passa nelle mani di un'amministrazione che in passato ha dato prova di sé, di come si concia un comune, di come lo si butta nei debiti, nel baratro e poi di come a noi tocca ricostruire. L'amministrazione che ci si prospetta come antagonista butterà Imperia nel baratro, sia perché è longa manus di Burlando, questo già lo sapete, sia perché non possono andare d'accordo, sia perché hanno cominciato una svendita. Avete visto il gruppo di ingegneri e di architetti? È cominciata la svendita e questo non mi piace».
Ha poi aggiunto Annoni: «Basta a chi insulta e minaccia, spazio alle persone serie! Un invito ad andare a votare, per non rischiare che la sinistra entri in forze a palazzo comunale». Passeggiando per i portici di via Bonfante a Oneglia o a Porto Maurizio in via Cascione, ascoltando i dialoghi dei cittadini molti si dicono certi che il ballottaggio chiuderà un ciclo, durato tre lustri, targato prima Forza Italia e poi Pdl. Convinzioni che però devono passare la verifica più difficile, quella delle urne.