Il silenzio degli indecenti

(...) blucerchiato siano un po’ il simbolo della decadenza intellettuale di Genova.
Perchè si possono capire i tifosi della Sud. Per definizione, il loro amore per i colori della squadra del cuore, è cieco e sordo. Quindi ci sta che le parole di Cassano non infastidiscano gli innamorati di Antonio. In quanto innamorati.
Si può al limite capire anche la gran parte della stampa sportiva genovese. Questa è una città dove Novellino è stato descritto come un fenomeno e Mazzarri come una specie di scemo del villaggio. I risultati successivi di Novellino (tre esoneri in tre stagioni) e di Mazzarri (dieci punti in quattro partite), testimoniano sulla competenza di questi signori. Quindi, ci sta che dicano che Cassano è stato equivocato e che, in fondo, non aveva tutti i torti.
Quello che, a mio parere, non si può capire è il silenzio della città. A parte le sbagliatissime esternazioni del presidente Garrone - che invece, contemporaneamente, firma una straordinaria iniziativa come quella sulla storia di Genova di cui parliamo nella pagina qui a fianco e di cui, come sempre, Genova non lo ringrazierà come meriterebbe - è mai possibile che non c’è uno, dico uno, che ha il coraggio di alzarsi in piedi e dire che Cassano deve chiedere scusa alla squadra, ai tifosi e alla città?
Nessuno ha il coraggio di dirgli di provare a proporre la sua Nutella a Roma o a Madrid per vedere l’effetto che fa? Nessuno ha il coraggio di dirgli che la Sampdoria ha vinto uno scudetto senza di lui ed è arrivata in Europa con Rossini centravanti e Novellino allenatore? Nessuno ha il coraggio di dirgli che, passati i cinque anni, non si è più perdonati quando si prende e si va a casa offesi: «La palla è mia e io non gioco più»? Nessuno ha il coraggio di dirgli che la Sampdoria non è sua, ma solo dei doriani, come mi ha detto in una commovente e bellissima telefonata un nostro caro lettore della Valle Scrivia?
Giustificare Cassano, anzichè dargli due schiaffoni dialettici, è segno dell’immaturità di una parte della classe dirigente (a ogni livello) di questa città. Incapace di alzare la voce e di trovare il coraggio di dire no. Di dire che non è quello che urla di più che ha ragione.
Si chiama avere coraggio delle scelte, si chiama non perdere il vizio di pensare.
Si chiama vivere, non sopravvivere.