Sindaco e consigliere «divorziano» per il Burkina Faso

Tutta colpa del Burkina Faso. Andora, comune rivierasco al confine tra la province di Savona e Imperia, sembrerebbe quasi un'oasi di armonia, nei rapporti tra maggioranza e minoranza: le pratiche relative al territorio, anche nell'ultima seduta svoltasi giovedì a Palazzo Tagliaferro, sono cordialmente discusse e molto spesso approvate all'unanimità, magari con qualche astenuto, talvolta con voti contrari, ma mai con grandi polemiche. L'esatto opposto si verifica con il Burkina Faso: lo stato dell'Africa Centrale, tra le nazioni più povere del mondo, ad Andora è alla ribalta in quanto casus belli che ha provocato la fuoriuscita del consigliere Paolo Rossi, già delegato allo Sport, dal gruppo «ViviAndora» e dalla maggioranza comunale. Il peccato originale di Rossi, che ha comportato la sua cacciata da parte del sindaco Franco Floris alcuni mesi or sono, è di aver criticato pubblicamente la scelta dell'amministrazione comunale di devolvere 5mila euro al «Programma Bravo» della comunità di Sant'Egidio per l'anagrafe nello stato africano, anziché destinarli al territorio andorese. Dopo numerose schermaglie, il caso è tornato a far discutere il parlamentino, a seguito di un'interrogazione dello stesso Rossi, che ha incolpato il sindaco di aver compiuto un atto illegittimo nell'espellerlo, violando lo Statuto comunale, «contro i principi democratici dell'assemblea». Accuse rispedite al mittente dal primo cittadino. «Abbiamo preso percorsi diversi», ha risposto, «e Lei non fa più parte della maggioranza». Un matrimonio un tempo felice, durato anni, interrotto bruscamente.