Il sindaco lascia la Foce in balìa di topi e zanzare

(...) dai soprusi del potere costituito». E dopo le guerre condotte, con qualche successo, per debellare l’invasione murina - topi grandi e grossi come gatti, ma molto meno docili dei felini domestici -, ecco la nuova sfida nei confronti dei responsabili dell’igiene e della sicurezza delle persone per l’altrettanto fastidiosa e pericolosa invasione delle zanzare.
«Tutti abbiamo ancora presente - ricorda la presidente dell’associazione Voglio Vivere - la bufala delle alghe tossiche che nascondevano l’accaduto dei pesticidi gettati nelle fogne sottostanti il torrente Bisagno, ai tempi della messa in sicurezza della strada soprastante. Ebbene, poi venne fuori che non si trattava di presenza di alghe tossiche, che non c’erano mai state, ma tutto era dovuto a uno sversamento in mare di topi e topicidi che dovevano essere portati via con i camion entro ventiquattr’ore, ma un’alluvione andò a rompere le uova nel paniere agli organizzatori della supposta bonifica».
All’epoca si parlò di leggenda metropolitana, di esagerazioni incontrollate, anche per i riferimenti a una genìa di ratti del tutto anomala, per dimensioni e aggressività. «Ratti mutanti» furono definiti. Concreto o un po’ esagerato che fosse il timore, è un fatto che i disagi per i residenti, sotto forma di puzza, inquinamento, sporcizia diffusa furono reali, obiettivamente constatati, e certamente favoriti dalla presenza di un’area di cantiere particolarmente ampia e trafficata.
Ma adesso, in viale Brigate Partigiane e strade limitrofe, dopo i ratti «mutanti», sono arrivate le zanzare «mutanti». La zona è infestata di insetti che pungono e fanno male. È sempre Anna Massone a giurare: «Freddo, aria condizionata, zampironi e veleni vari ormai fanno il solletico ai baffi delle zanzare che se la ridono strizzando d’intesa l’occhio al nostro nuovo sindaco Marco Doria».
E sì, perché l’attuale timoniere della giunta comunale non può dirsi, a giudizio della presidente di Voglio Vivere, esente da responsabilità. Anche perché la stessa Massone, dopo tante delusioni pregresse, si era rivolta direttamente a lui per un intervento radicale, ma non ha avuto neanche il piacere di un incontro per spiegargli la problematica. «Ma che dico un incontro? - insiste Anna Massone - Doria non ha neanche risposto alle due lettere che gli ho inviato per sollecitare un accordo amichevole nell’interesse dei tanti genovesi che patiscono il disagio, oltre tutto in una zona della città di particolare pregio residenziale».
Massone ricorda ancora che «la precedente amministrazione comunale, a guida Marta Vincenzi, aveva promesso nel 2011 a negozianti e residenti della Foce la bonifica. Solo che - aggiunge la responsabile di Voglio Vivere -, scaduto il mandato, il nuovo sindaco ha detto subito che non ci sono soldi, e che pertanto la bonifica non si può fare». E allora, di chi è la colpa? Di Vincenzi che «se n’è andata lasciando i cittadini a fondi asciutti e le zanzare a succhiare loro il sangue anche col nuovo sindaco?». La conclusione è che la colpa sia equamente distribuita, «e non ci meraviglia più nulla se pensiamo ai poveri alluvionati abbandonati al loro destino, col rischio di nuove inondazioni».
Quello che c’è da fare, a questo punto, a giudizio di Massone e dei suoi associati, è soprattutto non arrendersi all’ineluttabile: «Sono ormai decine e decine - sostiene lei - le richieste di intervento pervenute da parte dei cittadini della zona Foce. In questo senso, e in qualità di presidente dell’associazione nazionale per la vera tutela di consumatori e utenti, membro della Consulta comunale degli organismi di settore, ho chiesto l’incontro immediato col primo cittadino di Genova. Quello stesso nuovo sindaco che, sia detto per inciso, prima di essere eletto, aveva promesso a tutti che avrebbe abbassato l’Imu, per portarla invece al massimo non appena eletto».
È partita, dunque, la lettera, anzi ne sono partite due, la seconda di sollecito. Di questo tenore perentorio: «Le chiedo di concordare un intervento di bonifica immediato e il relativo piano di risarcimento per i cittadini della Foce che hanno subìto e continuano a subire disagi (zanzare ormai resistenti ad ogni tipo di insetticida, puzza, rumori molesti e quant’altro), a causa della cosiddetta messa in sicurezza di viale Brigate Partigiane. Quanto sta succedendo - questa la chiusura lapidaria della missiva - evidenzia una grave e assoluta mancanza di rispetto e considerazione per i cittadini».
Volendo essere ottimisti, si può pensare, chissà, che la lettera è ancora in viaggio, o all’esame di qualche solerte funzionario di Palazzo Tursi. Intanto, però, in attesa di una risposta e del relativo intervento del sindaco (che, per legge è anche responsabile della salute pubblica a livello locale), le zanzare pungono e succhiano. Un po’, si dirà, come fa il Comune di Genova con le tasse. Che abbia imparato così bene da loro?