Staffetta a Confindustria, il nuovo presidente riparta dalle idee di Beppe Costa

di Gian Luca Fois*

L'editoriale di Massimiliano Lussana «Se cade il muro fra porto e città» introduce a delle considerazioni di non poco interesse e di ampio respiro per tutti coloro che seguono le sorti economico e sociali della città di Genova e di tutta la Liguria. I punti qualitativi e quantitativi segnalati colgono nel segno di quelli che sono gli elementi fondanti per l'economia genovese e se mi è concesso ligure a trecentosessanta gradi...
In questi giorni è uscito un libro che in qualche modo riprende ed amplia alcuni concetti dell'editoriale, dal titolo «I Costa». Questo è un libro voluto con tutto il cuore da Beppe Costa (Costa Edutainment) in un'ottica, che vuole essere non solo di pregio e considerazione per una delle famiglie che ha segnato la storia economica e sociale di questa città, ma in particolare, perché attraverso i momenti e le generazioni si comprenda anche l'humus ed il Dna della nostra città. L'humus è la società genovese ed il Dna ne rappresenta il carattere del nostro essere genovesi.
Detto in una parola l'identità.
Identità è parola dal significato pazzesco se valutata nei termini di «giusto significato», non dice niente invece se viene standardizzata sull'altare della globalizzazione più anonima. Oggi chi ne ha vince e chi non ne ha perde, paradossalmente proprio in mondo super allargato come quello attuale. Da qui il richiamo nel libro a spingere sull'acceleratore del «valore del brand» Genova come punto di qualità ed eccellenza su tutte le cose che si fanno da noi, dove la passione e l'amore per il lavoro assorbe il lato economico/finanziario ed il non meno importante del saper attrarre «lavoro» in città. (Spinta all'occupazione giovanile).
I genovesi e gli imprenditori in specie dovrebbero leggere il loro passato per capire e sviluppare il presente nel solco della creazione di valore per se stessi e per tutta la città. Ma non sempre è stato così.
Il concetto di economia responsabile, oggi in voga, dovrebbe essere una caratteristica dominante in questa città che ha tutte le qualità per primeggiare in questo ambito. Lo dice la storia, lo dicono i cervelli purtroppo persi in questi anni e lo dice la conformazione del territorio.
Il porto, l'alta tecnologia ed i servizi non possono che essere i motori di questo processo di sviluppo in un perimetro economico più ampio e collegato anche ad altri territori per noi funzionali.
Il futuro presidente di Confindustria Genova ha una fortuna, oggi nonostante il caos in atto sul piano politico nazionale e locale, a livello economico genovese e ligure le linee guida sono più evidenti di un tempo, bisogna crederci e fare sistema fra tutti i player cittadini ognuno per la propria quota parte.
Genova non ha più tempo per aspettare, gli imprenditori sono un tassello di importanza fondamentale nella vita della città e vanno rimessi in pista nei posti che competono. La città non deve «respingere» il lavoro, ma incentivare chi investe e chi rischia nell'interesse di tutta la società genovese. Al contrario, chi fa parte della Classe dirigente di una Grande Città deve avere il coraggio di proporsi e di prendere in mano la squadra dettando i tempi «di inserimento» e le modalità di esecuzione del Progetto di Città.
È finito il tempo di stare in panchina «in solitudine» ora è il momento delle sinergie per il bene di Genova e della Liguria.
*direttivo Pdl