È LA STAMPA, BELLEZZA

Dopo mesi di silenzio, si è tornati a parlare di Buridda. Che, per tutti gli amanti della legalità è un tipico piatto ligure fatto di un chilo e mezzo di coda di rospo o baccalà bagnato, uno spicchio d’aglio, una cipolla tritata, mezzo bicchiere di olio d’oliva, due acciughe sott’olio tritate, un ciuffo di prezzemolo, tre pomodori maturi, un bicchiere di bianco secco, una foglia di alloro, fette di pane abbrustolite e sale. Una delizia, per chi ama il genere.
Per gli altri, il Buridda è un centro sociale occupato in via Bertani. Nemmeno dei più pericolosi, peraltro, va detto per onestà intellettuale. Anzi, fra i duri del movimento, quelli del Buridda sono considerati mammolette inoffensive, troppo bravi per essere arruolati. Ma, sempre per onestà intellettuale, va anche detto che - comunque - le occupazioni abusive sono illegali, così come è illegale che chi deve sgomberare gli spazi non li sgomberi e come è offensivo il fatto che, spesso e volentieri, le istituzioni paghino le bollette a questa gente.
Detto cos’è il Buridda, argomento certo meno gustoso della Buridda - soprattutto per gli abitanti di Castelletto che hanno a che fare tutti i giorni con il centro sociale occupato - diciamo anche che si è tornati a parlarne grazie a due articoli. Il primo, del Giornale, dava conto di come i consiglieri della Lista Biasotti in Comune chiedessero a Marta Vincenzi di rimettersi il vestitino da SuperMarta e di sgomberarlo. Lilli Lauro ci metteva la dolcezza burrosa e la vocina sensuale, Franco De Benedictis la ruvidità necessaria: insomma, doppio assedio per Marta ed effetto assolutamente raggiunto. Certo, la risposta dell’assessore riforndatore Bruno Pastorino, di cui vi racconta con la consueta puntualità il nostro Riccardo Re, non può essere certo considerata completamente soddisfacente, anzi. Ma intanto il Buridda ha fatto ingresso nell’aula di Palazzo Tursi dopo anni in cui tutto veniva dato per scontato.
Poi, dopo le interrogazioni e l’articolo sul Giornale il Municipio del centro guidato da Aldo Siri ha comunicato in esclusiva al Secolo XIX di aver presentato un esposto in Procura in cui si chiede lo sgombero del Buridda. Ora, al di là della pessima tipologia informativa scelta (le iniziative giudiziarie di un’istituzione meriterebbero di essere comunicate a tutti, soprattutto a chi ha sempre seguito le vicende, e non trattate come proprietà privata), si tratta di una scelta forte. Ma, soprattutto, di una scelta - subito appoggiata da Gianni Plinio e Gianni Bernabò Brea, i duri di An - che va nella direzione chiesta dai cittadini residenti nella zona. Che vogliono solo avere il diritto di stare tranquilli e non essere prigionieri in casa.
Almeno così pensavamo prima di leggere l’intervento, sempre sul Secolo XIX, di Giuliano Bellezza, capogruppo dell’Ulivo nel municipio Centro Est ed ex presidente della circoscrizione. Bellezza se la prende con Siri. E, fin qui, siamo nella norma. La notizia sarebbe che «Bellezza non se la prende con Siri». Per il resto, citiamo alcuni passi di Bellezza - forse il presidente di circoscrizione che più ha collaborato con la giunta Pericu - per capire come la pensa una certa sinistra, anche quella che non si definisce radicale, e che forse non ha ancora appreso a sufficienza il nuovo look legalitario di Walter Veltroni e Marta Vincenzi. E forse è ancora sintonizzato sulla collezione autunno-inverno (del rispetto rigoroso della legalità) che ha contraddistinto gli ultimi dieci anni a Genova e che ha il suo intellettuale di riferimento in don Gallo.
Scrive Bellezza: «(Siri) adesso attacca il centro sociale Buridda dopo aver fatto la guerra al Terra di Nessuno del Lagaccio. Attenzione, perchè questo non significa occuparsi del quieto vivere della popolazione, non dimostra attenzione verso la qualità della vita della comunità; significa non pensare ai bambini, ai giovani; non costruire alcuna prospettiva di sviluppo della comunità. La strada dei “j’accuse“ porta a nuove forte tensioni sociali». Giuro che è tutto testuale, compreso il riferimento al fatto che sgomberare i centri sociali occupati significa non pensare ai bambini.
Ma Bellezza va oltre, in un crescendo più rosso che rossiniano: «La mercificazione di ogni metro quadrato di spazio pubblico, di edificio, esclude ogni forma di aggregazione spontanea, di produzione culturale di socialità vera...» e poi, dopo aver - bontà sua - spiegato che non condivide i metodi del Buridda, l’ex presidente del Centro Est spiega: «Ben vengano azioni dimostrative, anche forti come un’occupazione abusiva, per sollevare il problema».
E ben vengano azioni dimostrative, anche forti come la mancata rielezione di un presidente uscente e favoritissimo quale era Bellezza, per sollevare il problema di una sinistra che pensa, dice e scrive queste cose.