Tirarono pietre ai poliziotti: la Fiom sciopera per difenderli

(...) di Genova a decidere sul possibile rinvio a giudizio di 18 lavoratori». Ma secondo la Fiom Cgil di Genova, «senza quella manifestazione non ci sarebbe stata la convocazione del Governo per il 3 giugno a Roma, con il ritiro del piano di chiusura e oggi a Sestri Ponente non si sentirebbe ancora il rumore del lavoro». In quel parapiglia due operai Fincantieri vengono feriti, uno in modo più grave alla testa, alcuni restano contusi. La polizia usa i manganelli per respingere l'assalto del corteo, i manifestanti lanciano pietre. Il bilancio tra gli agenti è più pesante: almeno sei poliziotti feriti, uno dei quali gravemente.
Il giorno prima gli operai avevano bloccato via Merano incendiando quattro cassonetti della spazzatura, e anche il giorno seguente davanti alla Prefettura i manifestanti lanciano petardi e accendono fumogeni. Dopo gli scontri arriva l'identificazione dei violenti. E siamo ad ora.
Ma è il sindacato dei poliziotti che non ci sta. Il segretario provinciale del Coisp replica duramente a quanto andrà in scena oggi. «Le contraddizioni della Fiom sono evidenti: se uno ferisce un lavoratore delle forze dell'ordine per difendere il posto di lavoro bisogna capirlo? No, noi non possiamo giustificare in alcun modo la violenza», dice Matteo Bianchi, segretario genovese del Coisp, che ben conosce i fatti di quei giorni. E aggiunge: «La posizione della Fiom rappresenta, secondo noi, per l'ennesima volta da parte di questa federazione, totale assenza di spirito e rispetto nei confronti di lavoratori che indossano una divisa».
Non ci stanno a fare carne da macello i poliziotti, che nelle manifestazioni di piazza diventano il bersaglio di quei manifestanti che sanno usare solo la violenza.
«Capiamo i momenti difficili vissuti in quei giorni da parte dei dipendenti della Fincantieri che stavano seriamente rischiando il posto di lavoro, ma tollerare o peggio giustificare la violenza come fine lo troviamo veramente assurdo e lesivo della dignità delle donne e degli uomini della polizia di Stato che noi rappresentiamo, al limite dell'istigazione alla violenza contro le forze dell'ordine, in caso di gravi disagi sociali da parte di chiunque ne sia colpito in futuro».
L'esempio dei lavoratori di Riva Trigoso è lampante. «Forse la Fiom dimentica che, per non guardare molto distante, in quei giorni era a rischio anche la chiusura della sede Fincantieri di Riva Trigoso, ma nonostante ciò non vi è stata alcun tipo di violenza nei confronti dei rappresentanti delle forze dell'ordine e nemmeno quella sede ha chiuso i battenti alla stregua di Genova - continua Matteo Bianchi - Dunque la violenza non è una medicina per ottenere ciò che giustamente si vuole, ma troviamo assolutamente imprescindibile la strada della violenza e del dialogo».