Tornano gli «hommages» al capriccioso Paganini

Massimo Quarta apre gli «Hommages a Paganini»: venerdì sera (ore 20.30) primo concerto di questa rassegna, organizzata dall'associazione «Amici di Paganini» e giunta alla sua terza edizione, che prevede sette concerti fino al 23 novembre. Appuntamento, tanto per rimanere coerenti, a Casa Paganini, in piazza S. Maria in Passione, con un programma variegato, tra cui, manco a dirlo, pagine del diabolico violinista «nostrano», il più famoso della Storia della Musica. E diremo anche che tra i protagonisti delle serate musicali - tutte all'Auditorium dei Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso) alle 20.30 e tutte di venerdì - spiccano altri due vincitori di passate edizioni del Premio Paganini (non me ne vogliano i puristi della lingua e della grammatica italiana, ma l'estenuante ripetizione di «Paganini» è d'obbligo), storico concorso violinistico di rilievo internazionale, che speriamo accolto nuovamente e il più presto possibile sul palcoscenico del Carlo Felice. Avremo quindi il violinista Bing Huang in coppia con il chitarrista Michele Trenti il 26 ottobre e Mariusz Patyra, accompagnato dal pianista Giovanni Casella, il 9 novembre. Venerdì 5 ottobre il trio Broz (violino viola violoncello) insieme al chitarrista Giorgio Mirto; il 12 ottobre il Quartetto Arquà (quartetto d'archi); il 19 ottobre il violista Simone Gramaglia - membro del genovesissimo e ormai famosissimo Quartetto di Cremona - insieme al chitarrista Luigi Attademo; infine il 23 novembre il duo Paolo Andreoli (altro componente, violinista, del Quartetto di Cremona) e Marcella Coletti al pianoforte. Ogni concerto sarà introdotto da un'intervista agli interpreti da parte di Cristiano Gualco, direttore artistico degli «Amici di Paganini» e primo violino del più volte citato Quartetto di Cremona. La rassegna, come si può cogliere dal nome, intende ricordare e diffondere la musica di Paganini e mettere in luce l'influenza che essa ha esercitato su compositori successivi: quindi sì a capricci, quartetti e concerti, con particolare attenzione, magari, alle pagine meno note e alle formazioni strumentali da lui «inventate». Ma sì anche a musica scritta un secolo (o più) dopo e da cui emerge un linguaggio chiaramente paganiniano. Il tutto eseguito da artisti di grande prestigio internazionale. Così, tanto per dire che lo stile di Paganini ha fatto il giro dell'Europa. E oltre.